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Casalinghe disperate di Raqqa: le fuggitive raccontano la vita sotto l’Isis

Casalinghe disperate di Raqqa: le fuggitive raccontano la vita sotto l'Isis

Casalinghe disperate di Raqqa: le fuggitive raccontano la vita sotto l’Isis

ROMA – Casalinghe disperate di Raqqa: i mariti spendevano troppo in rossetti e vestiti per le schiave s******i. Sette mogli scappate dall’ISIS parlano apertamente della vita matrimoniale con i militanti a Jenna Moussa, una giornalista della tv araba.

Le donne hanno riferito le loro preoccupazioni rispetto alle spese dei mariti per abiti e rossetti delle schiave s******i ma, tuttavia, non hanno prestato la minima attenzione alle loro barbariche decapitazioni.

Soprannominate “le casalinghe disperate di Raqqa”, alla giornalista hanno parlato delle loro case nella cittadina di Ayn Issa, a 30 miglia a nord della capitale, di fatto dell’ISIS.

Rifiutano di condannare i crimini commessi dai mariti ma sottolineano il fatto che, insieme ad altri militanti, pagavano fino a 10.000 dollri per una schiava vergine e hanno ammesso che nove ragazze sono state violentate.

Hanno raccontato che dopo la morte o la carcerazione dei mariti, sono rimaste sole con i figli; la Moussa ha parlato con le sette donne libanesi, tunisine, del Daghestan, siriane sposate con francesi, malesi, tunisini e turchi.

Una donna libanese ha rivelato che il marito guardava continuamente sul cellulare dei video p***o e con il compagno di jihad condivideva foto di donne catturate dall’ISIS il cui prezzo d’acquisto variava da 2.000 fino a 10.000 dollari per una vergine.

“Era un mercato di schiave s******i. Condivideva le foto delle donne con il make-up migliore”. C’era molta tensione tra le schiave s******i e le mogli e alcune, per questo motivo, hanno divorziato.

“Spendevano troppo per le schiave s******i, compravano i prodotti migliori per vestiti, accessori e trucco”, secondo The Times.

Una delle donne ha dichiarato di aver rifiutato numerosi combattenti ISIS, poiché voleva appartenere solo ad Abu Bakr, leader del gruppo terroristico e che soltanto lui l’avrebbe potuta soddisfare.

Le donne, arrestate mentre tentavano di attraversare il confine con la Turchia, ora sono bloccate in un campo per sfollati nella Siria settentrionale e ne hanno anche per l’ISIS che “ci ha ingannato con la propaganda”.

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