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Cina. Budget militare, aumento più basso da ultimi 6 anni

Il budget militare cinese aumenterà nel 2016 del 7-8%, al passo più lento degli ultimi sei anni: la stima di uno dei numeri sotto strettissima osservazione è stata annunciata da Fu Ying, la portavoce del Congresso nazionale del popolo, alla vigilia della sua apertura.

CINA, PECHINO – Il budget militare cinese aumenterà nel 2016 del 7-8%, al passo più lento degli ultimi sei anni: la stima di uno dei numeri sotto strettissima osservazione è stata annunciata da Fu Ying, la portavoce del Congresso nazionale del popolo, alla vigilia della sua apertura.

Sabato sarà il premier Li Keqiang a raffinare la percentuale, come fece nel 2015, oltre a illustrare la corposa strategia economica di ingresso nella “nuova normalità” voluta dal presidente Xi Jinping.

Le spese militari appaiono profilarsi come più corpose della crescita del Pil attesa nel 2016 (6,5-7%, dopo il 6,9% del 2015) cadendo in una fase di ammodernamento delle forze armate oltre che di maggiori attriti con i Paesi vicini sui contenziosi territoriali nel mare Cinese meridionale e in quello orientale. “La Cina – ha spiegato la portavoce – deve considerare i suoi bisogni di difesa, lo sviluppo economico e la situazione finanziaria del Paese quando deve mettere a punto il budget per la Difesa”.

Dopo la corsa impetuosa a doppia cifra negli ultimi 25 anni (ad eccezione del 2010, al 7,5%), il budget riflette sia la frenata dell’economia sia l’annunciata riduzione delle forze armate di 300.000 unità che, pur passando da 2,3 a 2 milioni, resteranno sempre le prime al mondo per dimensione.

Pechino nel 2015 ha confermato la posizione di secondo finanziatore al mondo di spesa militare dopo gli Usa, con un budget salito del 10,1% a 886,90 miliardi di yuan (135 miliardi di dollari), guadagnandosi le critiche su “spesa opaca e poco trasparente”.

Fu Ying ha anche rigirato agli Usa l’accusa di militarizzazione del mar Cinese meridionale, accusando Washington di rafforzare la sua presenza militare nell’area mandando navi e aerei vicino “alle sue isole e barriere coralline”. Le “due assemblee”, Conferenza consultiva del Popolo cinese (Cppcc) iniziata giovedì e Congresso nazionale del Popolo che si apre sabato sono un passaggio chiave della vita politica: 4 anni fa, l’astro nascente Bo Xilai fu rimosso dalla posizione di capo del partito di Chongqing e sospeso dal Politburo.

La sessione del Congresso, con quasi 3.000 delegati, lavorerà al piano quinquennale 2016-20, il primo sotto la presidenza di Xi Jinping: il premier Li darà stime su Pil e altro, mentre i mercati si aspettato segnali forti sulle riforme strutturali come l’eliminazione delle società pubbliche in perdita cronica, note come “zombi”.

Xi ha promosso il riposizionamento verso la “nuova normalità” dopo anni di crescita impetuosa, con il cambio dalla spinta di export e investimenti a un passo più moderato e sostenibile guidato dai servizi e dai consumi interni.

In vista del Congresso, il governo ha fatto di tutto per scongiurare sorprese: i fondi statali, secondo Bloomberg, sono intervenuti sul mercato acquistando in prevalenza titoli bancari e per evitare le turbolenze dei listini di Borsa: Shanghai ha chiuso a +0,35%, Shenzhen ha perso quasi il 3%. Altra nota stonata è stato il ritorno della pesante cappa di smog su Pechino, con le micro particelle di Pm 2.5% salite nelle ultime 48 fino al massimo di 452, non l ontane dall’allarme rosso.