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Congo, “bimbi con genitori sottratti per adozioni in Italia”: inchiesta L’Espresso

ROMA – “Una rete di trafficanti insospettabili ha cercato di far entrare in Italia bambini non abbandonati ma sottratti ai loro genitori in Congo. I casi dimostrati sono almeno cinque: le loro sentenze di adozione li dichiarano orfani, ma hanno famiglie che li reclamano”: è quanto sostiene un’inchiesta firmata da Fabrizio Gatti per l‘Espresso che, sulla vicenda dei bambini del Congo adottati che per mesi non sono riusciti a raggiungere le loro famiglie italiane, ha anticipato i contenuti di un’inchiesta pubblicata nel numero in edicola venerdì.

Secondo l’inchiesta del settimanale, l’organizzazione in Africa ha potuto operare “grazie alle presunte coperture e alle omissioni dei vertici dell’associazione ‘Ai.bi – Amici dei bambini’ di San Giuliano Milanese”.

“Secondo le segnalazioni raccolte, i responsabili di Ai.bi. non hanno denunciato quanto sapevano e hanno fornito informazioni non corrispondenti al vero”. E, attraverso i loro assistenti locali, “avrebbero addirittura ostacolato la partenza per l’Italia di decine di bimbi, mettendo così a rischio il trasferimento di tutti i centocinquantuno minori già adottati in Congo da famiglie italiane”.

L’inchiesta rivela come, nel tentativo di fermare l’indagine avviata dalla Commissione per le adozioni internazionali (Cai) sulla vicenda, “diciotto bambini tra i 3 e i 13 anni, già adottati da genitori italiani e quindi con cognome italiano, sono stati tenuti in ostaggio per un anno e mezzo, fino al 29 maggio scorso, in due orfanotrofi a Goma nella regione più pericolosa nell’Est del Paese africano”.

Immediata la replica dell’Associazione Amici dei Bambini (Ai.Bi.), ente autorizzato alle adozioni internazionali, che ha diffidato la direzione del settimanale dal pubblicare il servizio che “riporterebbe gravi diffamazioni e veicolerebbe calunnie”.

Ai.Bi. precisa che di tutte le attività compiute o di cui si è avuta notizia in Repubblica Democratica del Congo (RDC) è sempre stata informata la Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) per iscritto. Inoltre “va detto che le adozioni internazionali nel Paese si svolgono, come in ogni altro Stato, sotto la responsabilità delle autorità pubbliche dei due Paesi coinvolti e che dunque nessuna sentenza di adozione né l’ingresso in Italia dei bambini adottati può avvenire senza l’autorizzazione della stessa CAI e delle autorità congolesi”.

L’Associazione ricorda poi di aver denunciato oltre due anni fa alla Cai e alle autorità congolesi e oltre un anno e mezzo fa in Procura a Milano notizie relative alla esistenza di anomalie nelle procedure di adozione in Congo. “A questo punto sorge spontaneo chiedersi quale sia il reale obiettivo di simile servizio – chiede l’A.I.B.I – e chi si stia in realtà coprendo, a distanza di poco meno di un mese da quando Silvia Della Monica è stata revocata dall’incarico di presidente della Cai per decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e non certo per l’intervento di una associazione di famiglie adottive e affidatarie”.


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