Blitz quotidiano
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Coppia gay dal Friuli alla California: ora genitori di gemelli nati da utero in affitto

TRIESTE – Desideravano dei figli da anni e finalmente il sogno si è realizzato per Pietro e Attilio, coppia gay del Friuli Venezia Giulia che ha fatto ricorso ad una madre surrogata (il cosiddetto utero in affitto) in California, Stati Uniti. Libero professionista il primo, impiegato il secondo, i due uomini si sono sposati all’estero un anno fa a coronamento di una relazione lunga 18 anni.

Da dieci giorni sono diventati i genitori di Mattia e Silvia, due gemelli dati alla luce a Los Angeles da Sharon, giovane californiana, sposata e già madre di due figli. I due bambini stanno bene. “Ci siamo rivolti a una clinica statunitense della fertilità – hanno raccontato i due neo genitori (i cui nomi, così come quelli dei neonati, sono di fantasia per tutelarne la privacy) – con l’obiettivo di intraprendere un percorso di genitorialità maturato negli anni”.

In questo contesto, Pietro e Attilio hanno conosciuto prima Kristine, che ha donato gli ovociti, e poi Sharon, che ha deciso di aiutare la coppia attraverso la “gestazione per altri”, prevista e normata dalla legislazione statunitense, portando avanti la gravidanza.

“Siamo molto felici per la nascita dei due nostri bambini”, hanno detto i due neo papà. “I nostri piccoli, da noi molto attesi – hanno proseguito – sono venuti al mondo grazie alla generosità di due donne eccezionali. Entrambe hanno vissuto questa esperienza come un dono”. “Per tutti i nove mesi di gravidanza ci siamo visti più volte e siamo rimasti sempre in contatto con loro – hanno continuato Pietro e Attilio – ma anche ora che i bambini sono nati, c’è la volontà da parte di tutti di mantenere i rapporti, perché – hanno aggiunto – desideriamo che i nostri figli sappiano quanto sono stati desiderati e come sono venuti al mondo”.

Unico rammarico per i due genitori, “il fatto che in Italia, purtroppo soltanto uno di noi potrà essere il padre legale dei due gemelli, che secondo la legislazione statunitense, invece, hanno a tutti gli effetti due papà. Vogliamo sperare che anche l’Italia risolva al più presto il vuoto legislativo lasciato dalla mancata approvazione della step child adoption (adozione del figlio del partner) all’interno della legge Cirinnà sulle unioni civili, riconoscendo un diritto negato non solo a noi e a centinaia di altre coppie gay e lesbiche italiane, ma soprattutto ai nostri figli”.