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Corea del Nord, ex guardia racconta: “Donne bruciate vive, neonati picchiati a morte”

Corea del Nord, ex guardia racconta: "Donne bruciate vive, neonati picchiati a morte"

Corea del Nord, ex guardia racconta: “Donne bruciate vive, neonati picchiati a morte”

PYONGYANG – Donne stuprate e bruciate vive, neonati picchiati a morte, uomini decapitati o lasciati morire nelle miniere in fiamme: scene di ordinaria tortura nei campi di concentramento della Corea del Nord. A raccontarne i dettagli è Lim Hye-jin, una donna che aveva lavorato come guardia nei campi lager. Oggi vive in Corea del Sud e ha deciso di parlare di quegli orrori al Daily Mail.

Lim, che fece la guardia di quei campi negli anni Novanta, quando era ventenne, ha parlato di uomini che “venivano decapitati davanti a tutti, tutti dovevano sapere cosa succede a chi cerca di scappare”.”Venivamo addestrati a non provare nessun tipo di empatia verso i prigionieri. Ci dicevano che avevano commesso dei crimini orribili. Ora so invece che erano persone normalissime e mi sento davvero in colpa”, scrive il Corriere della Sera citando il Mail.

Aveva solo 17 anni quando iniziò a lavorare nel “Campo 12″ di Chongo-ri, vicino al confine con la Cina. In quel campo, secondo i dati di cui l’Onu è in possesso, sarebbero state rinchiuse 10mila persone. Due di loro riuscirono a fuggire, ma vennero ritrovati in Cina e riportati nel campo. “Hanno tagliato loro la testa davanti a tutti, poi hanno ordinato agli altri prigionieri di tirare delle pietre contro i corpi. Io dopo quella scena non ho mangiato per giorni”, ha raccontato Lim.

“Anche i bambini venivano rinchiusi lì, per punire genitori e nonni. Molti prigionieri erano deformati dalla fame e dal lavoro nelle foreste al gelo o nelle miniere. Se gli uomini erano in salute, venivano mandati nelle miniere. Molti morivano. Una volta c’è stata un’esplosione di gas, 300 persone sono morte. Le guardie hanno chiuso la galleria anche se c’erano delle persone ancora vive dentro”.

Come in ogni campo di prigionia, anche lì le donne venivano stuprate. Ma l’orrore non finiva lì:

“Non potevano dire no, e se qualcuna di loro rimaneva incinta doveva abortire o le veniva praticata l’iniezione letale. Se la gravidanza era in fase troppo avanzata, il bambino una volta nato veniva picchiato fino ad ucciderlo o bruciato vivo”.

Una donna sarebbe anche stata fatta spogliare e poi bruciata viva da una guardia che si annoiava. Adesso Lim teme che la situazione sia persino peggiorata.

Secondo il rapporto dalla Commissione  d’Inchiesta sui Diritti Umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea promossa dalle Nazioni Unite, nei campi di “lavoro” del Paese sono state rinchiuse, dal 1053 ad oggi, tra le 600mila e i 2 milioni e mezzo di persone. In 400mila sarebbero morte per le torture, la malnutrizione e le esecuzioni sommarie.

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