Blitz quotidiano
powered by aruba

Dacca, torturato e massacrato chi non recitava il Corano

DACCA – Sono nove gli italiani morti a Dacca. La Farnesina ha confermato i nomi delle vittime. Sono Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti.

“Uccidevano chi non sapeva recitare il corano”, ha raccontato un testimone. Una volta dentro il bar ristorante nel quartiere diplomatico della capitale del Bangladesh, le teste di cuoio – un centinaio di uomini del “battaglione di intervento rapido” con blindati – hanno trovato i corpi senza vita di 20 persone. Nove italiani, sette giapponesi, una studentessa indiana appena 19enne e tre bengalesi dei quali uno era cittadino americano.

IL COMMANDO islamico era composto da bengalesi di famiglie benestanti. Le polemiche sul blitz. (QUESTO IL VIDEO DEL BLITZ) Mentre le indagini vanno avanti oggi il premier Matteo Renzi, a L’intervista di Maria Latella su Sky, è intervenuto sulle polemiche sui ritardi del blitz per liberare gli ostaggi. “Ogni polemica” sull’opportunità di anticipare il blitz contro i terroristi che ha Dacca hanno colpito un ristorante uccidendo venti persone delle quali 9 italiane “è ormai sostanzialmente inutile. Il commando era pronto a tutto – ha detto Renzi – . Abbiamo seguito in diretta ogni momento. Io credo che tutto sia necessario tranne ricostruzioni che poi spesso sono false. Loro sono entrati lì per uccidere”. E ha aggiunto: “L’Is sta perdendo sul terreno a livello militare, in Siria, In Iraq , in Libia. Ma pugno di ferro con chi pensa di portare da noi quei valori, una strategia basata su odio e terrore. Importante l’aspetto dell’educazione: dobbiamo distruggerli senza pietà ma anche evitare che la prossima generazione sia come questa”.

 Nel locale ieri c’erano 11 italiani al momento dell’assalto. Uno, Jacopo Bioni, lavorava in cucina e si è salvato scappando dal tetto. Questa la testimonianza choc di Jacopo:

“Stavo lavorando in cucina quando è arrivato un gruppo di amici italiani, tutti nel campo dell’abbigliamento, clienti abituali del ristorante. Tra loro anche la signora Adele, una donna speciale. Doveva tornare in Italia oggi. Credo siano tutti morti”. Poi racconta la sua fuga: ”Sono andato a parlare con loro e mi hanno chiesto una pasta speciale all’italiana, così mi sono avviato verso la cucina. Allora ho sentito urla e spari e mentre provavo a uscire ho visto un ragazzo con un’arma automatica che si avvicinava al tavolo degli italiani. Sono scappato insieme a Diego e altri colleghi nella direzione opposta, dal retro della cucina dove si trova una scala che va sul tetto al secondo piano. Poi hanno iniziato a sparare nella nostra direzione, a lanciare granate e allora ci siamo lanciati sotto”.

Agghiacciante la testimonianza resa al Bangladesh Daily Star da Rezaul Karim, padre di Hasnat Karim, uno degli ostaggi. “Gli assalitori non si sono comportati male con i connazionali del Bangladesh. Controllavano la religione degli ostaggi. Chiedevano a ognuno di recitare versi del Corano. Quelli che li conoscevano venivano risparmiati, gli altri torturati”.

C’è poi il racconto di Sumon Reza, supervisore del bar ristorante, che a Repubblica riferisce di aver visto due degli assalitori: sotto i 30 anni, magri e con armi di piccolo calibro. “Hanno usato esplosivi per respingere la polizia. Due dipendenti del locale sono stranieri: Jaco, italiano, e Diego, argentino”. “Jaco – continua Reza – è sfuggito alla cattura rifugiandosi sul tetto con altri dipendenti. Poi è riuscito a saltare fuori e a mettersi in salvo. Il locale è frequentato da molti stranieri e molti italiani. Da quel che sappiamo, in quel momento stavano cenando vostri connazionali”.