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Dacca, vittime italiane torturate: “Mutilazioni e morte lenta”

Dacca, vittime italiane torturate: "Mutilazioni e morte lenta"

Dacca, vittime italiane torturate: “Mutilazioni e morte lenta”

DACCA – Orrore si aggiunge ad orrore: i nove italiani uccisi durante l’attentato di alcuni folli islamisti all’Holey Artisan Bakery di Dacca, in Bangladesh, lo scorso venerdì primo luglio non sono stati ammazzati con un colpo, ma torturati e seviziati a lungo. Sui loro corpi, infatti, i medici del Policlinico Gemelli di Roma che hanno eseguito l’autopsia hanno trovato segni di ferite con armi da taglio, forse machete, di ordigni esplosivi e di proiettili. Nessun colpo di grazia, dunque, per ammazzarli durante il lungo assalto al bar-panificio della capitale bengalese.

Sono morti, dunque, solo dopo lunghe torture Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti.

La relazione arrivata agli inquirenti della Procura di Roma che indaga sull’attentato è stata effettuata all’indomani del rientro delle salme in Italia, accolte martedì sera all’aeroporto di Ciampino dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

Oggi, mercoledì 6 luglio, il pubblico ministero ha firmato il nulla osta per restituire i corpi alle famiglie. Adesso dovranno essere esaminati i proiettili per risalire al tipo di arma usato dai terroristi.

Nel frattempo Giovanni Boschetti, l’italiano scampato alla morte (a cui non è sfuggita invece la moglie, Claudia D’Antona) è stato sentito dai carabinieri del Ros come testimone. Boschetti, unico superstite italiano all’attentato, ha ribadito di essere sopravvissuto grazie ad una telefonata per la quale era uscito dal locale poco prima dell’arrivo dei terroristi.
(Foto Ansa)

 

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