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Diga Mosul SOS crollo: 1,5mln rischiano. Andranno italiani

MOSUL – La diga di Mosul potrebbe cedere e uccidere 1,5 milioni di persone. Questo l’allarme lanciato dal governo dell’Iraq e dall’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad per la diga che, in caso di crollo, inonderebbe i residenti lungo il fiume Tigri. Il devasto per gli abitanti sarebbe 4 volte peggiore di quando l’uragano Katrina si è abbattuto Stati Uniti. Un allarme che interessa anche i 500 militari italiani che in primavera inizieranno una missione proprio a Mosul per proteggere i lavori di rafforzamenti della diga, affidata alla società italiana Trevi.

L’allarme per il possibile crollo della diga di Mosul arriva il 29 febbraio e le autorità hanno già iniziato a studiare un piano di sgombero che sarebbe lo strumento più efficace per salvare le vite degli 1,5 milioni di iracheni che abitano lungo il fiume Tigri, soprattutto ora che il rischio di caduta è “serio e senza precedenti”, come sottolinea l’ambasciata americana.

Sia l’ambasciata americana sia il governo iracheno affermano che non ci sono specifici segnali che facciano pensare ad un cedimento imminente della diga, ma l’esecutivo di Baghdad ha messo a punto un piano per fronteggiare l’emergenza nel caso il disastro dovesse avvenire. L’ambasciata Usa, citata dalla stampa locale, afferma che una rapida evacuazione delle popolazioni lungo il fiume Tigri sarebbe il primo intervento da adottare, se il cedimento dovesse effettivamente avvenire. Il governo di Baghdad sottolinea che un crollo della diga

“è molto improbabile, specialmente con le precauzioni prese dalle autorità”.

In attesa dell’intervento della società italiana Trevi per il rafforzamento dell’impianto, sono continue le iniezioni di cemento per rinsaldare le fondamenta. Intanto tra maggio e giugno 2016 una missione porterà 500 militari italiani proprio per la protezione dei lavori di ristrutturazione della diga, il cui appalto è stato assegnato all’azienda Trevi di Cesena.

Il contingente potrebbe essere costituito dai bersaglieri della brigata Garibaldi, con mezzi blindati e poi forze speciali, artificieri e assetti di copertura aerea. Compito dei militari sarà l’approntamento di una cornice di sicurezza adeguata per i tecnici che lavoreranno sul cantiere. Sopralluoghi e ricognizioni sul posto sono già stati fatti ed i piani di invio da parte dei vertici della Difesa sono in fase avanzata.

Lo scorso gennaio il premier Matteo Renzi ha ricevuto a Palazzo Chigi il primo ministro iracheno Haider Al Abadi e sono stati discussi i dettagli dell’intervento, che si svolgerà in collaborazione con le forze di sicurezza irachene. L’opera, ad una trentina di chilometri da Mosul, si trova a soli pochi chilometri dal fronte di guerra. Si tratta quindi di una missione che presenta non pochi rischi. Va inoltre considerato che il piano Usa per il contrasto allo Stato Islamico in Siria ed Iraq prevede la riconquista della strategica città di Mosul.