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Divorzio, in India la sentenza contro il “triplo talaq”

(foto Ansa)

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NEW DELHI – Nel contratto di matrimonio musulmano, “nikah nama”, le donne “sono tenute a insistere affinché siano protetti i loro interessi e la dignità”. Questo è quanto comunicato dall’All-India Muslim Law Board alla Corte Suprema.
“La donna può anche negoziare nel nikahnama e includere disposizioni coerenti con la legge islamica per stipulare contrattualmente che il marito non ricorra al triplo talaq; la donna avrà diritto a pronunciare il triplo talaq in tutte le forme e chiedere un “maher”, il prezzo della sposa, molto elevato in caso di triplo talaq e imporre altre condizione per proteggere la sua dignità”, ha affermato la commissione legislativa musulmana.
È interessante notare che lo scorso settembre, l’AIMPLB aveva presentato un affidavit alla Suprema Corte in cui diceva:”La Sharia concede il diritto al divorzio ai mariti, poiché gli uomini hanno più potere decisionale”, come riportato dal The Times of India.
“Un musulmano può delegare il potere di pronunciare il triplo talaq a sua moglie o a qualsiasi altra persona. Tuttavia, tale delega non priverebbe il marito al diritto di pronunciare il talaq”.
Per quanto invece riguarda la poligamia, lo scorso anno il consiglio ha detto che “il Corano, l’Hadith e il consenso permettono agli uomini musulmani di avere fino a quattro mogli”.
L’Islam, aveva spiegato il consiglio, permette la poligamia, ma non la incoraggia sebbene ” la poligamia soddisfa i bisogni sociali e morali e la disposizione nei suoi confronti è dovuta all’interesse e solidarietà per le donne”.
“Poiché la poligamia è approvata dalle principali fonti islamiche, non può essere definita come qualcosa di proibito. Non è utilizzata per soddisfare la lussuria degli uomini ma è una necessità sociale”.

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