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Donald Trump, Jill Hart lo accusa: “Molestata da lui 20 anni fa”

NEW YORK – “Vi racconto come Donald Trump mi ha molestata”. Nel giorno della sua incoronazione alla Convention di Cleveland, sul magnate americano e candidato repubblicano alla presidenza, piombano le accuse pesanti di Jill Hart. “Mi ha spinta contro il muro, mettendomi le mani dappertutto e ha cercato di alzarmi il vestito”. A raccogliere la denuncia-confessione della donna è stato il quotidiano britannico The Guardian.

Jill, celebrity make artist di successo, per 20 anni ha scelto il silenzio. Fino al maggio scorso, quando Trump ha definito le sue accuse “senza valore” facendola passare per una bugiarda e una truffatrice. Fatto che, a suo avviso, ha danneggiato la sua attività lavorativa, motivo per cui ha scelto di uscire allo scoperto.

Secondo il suo racconto, i fatti risalgono al 1993 e nel 1997 la donna ha presentato formale denuncia contro il tycoon per “tentato stupro”. Salvo poi ritirare la denuncia un mese dopo: “Ho lasciato perdere. Sono una che perdona, sono una cristiana”, spiega.

A dicembre del 1992 Harth conobbe per la prima volta l’imprenditore nei suoi uffici alla Trump Tower di New York, dove lei e il suo compagno, George Houraney, si recarono per presentare un’idea commerciale. Volevano convincerlo a finanziare il loro “American Dream festival” una competizione/sfilata per pin-up. Sin dal primo incontro Trump le avrebbe rivolto attenzioni sessuali non richieste.

La sera successiva, durante una cena di affari all’Oak Room del Plaza Hotel, Trump l’avrebbe palpeggiata sotto al tavolo. Il climax arriva a gennaio del 1993, quando la donna e il suo compagno vengono invitati nella dimora in Florida del magnate, la villa di Mar-a-Lago, sempre per questioni di affari. Trump le offre una visita guidata della casa e le dice: “Vorrei vedere la qualità delle ragazze che sponsorizzo”. Poi, sempre secondo la versione dei fatti riportata dalla donna, l’avrebbe trascinata in una stanza e le avrebbe fatto delle avance spinte. “Io ho dovuto dire in modo netto :“Cosa sta facendo? La smetta” – racconta – Come poteva fare tutto ciò visto che ero lì per motivi di affari?”

Ma non è finita lì. A quanto pare Trump non è un tipo che accetta un no come risposta. Jill Hart sostiene di essere stata anche vittima di telefonate insistenti: “Ha fatto tutto quello che era in suo potere per farmi lasciare il mio compagno. Mi chiamava in continuazione e mi diceva ‘Ti amo, piccola, e voglio essere il migliore amante che tu abbia mai avuto”.

Ma dallo staff di Trump sono arrivate secche smentite. Le accuse di Jill sono state bollate come “vecchie” e “prive di ogni fondamento”. Michael Cohen, avvocato e vice presidente esecutivo della holding Trump Orgnization, ha inoltre assicurato che il portavoce del magnate, Hope Hicks, “provvederà a inoltrare delle mail che attestano il supporto della donna a Trump, oltre a sue proposte di lavoro tra cui quella di essere la truccatrice ufficiale per la campagna”.

 

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