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Donald Trump licenzia Stephen Bannon, il suo stratega di estrema destra

Stephen Bannon (foto Ansa)

Stephen Bannon (foto Ansa)

NEW YORK – Donald Trump ha licenziato il suo stratega Stephen Bannon. La prima a rivelarlo è stata Maggie Haberman, giornalista del New York Times. La notizia è stata poi confermata dalla Casa Bianca: “Il capo dello staff John Kelly e Steve Bannon hanno concordato insieme che oggi sarà l’ultimo giorno di Steve. Siamo grati per il suo servizio e gli auguriamo il meglio”. Dopo i fatti di Charlottesville, in una intervista alla rivista progressista The American Prospect, Bannon  aveva definito “un branco di clown” i suprematisti bianchi, sui quali aveva costruito la vittoriosa campagna elettorale del presidente.

Secondo una fonte vicina a Bannon, la decisione di lasciare la Casa Bianca sarebbe stata presa dallo stesso capo stratega: il 7 agosto avrebbe presentato le dimissioni, che dovevano essere annunciate all’inizio di questa settimana, ma sarebbero state rimandate a causa degli scontri di Charlottesville, in cui ha perso la vita una manifestante. Proprio durante la conferenza stampa successiva al corteo dei suprematisti bianchi, Trump era stato tiepido nel difendere l’ex direttore del sito bibbia della destra alternativa Breitbart, accusato di aver dato un palcoscenico nazionale ai suprematisti bianchi, lasciando intendere che il posto del suo braccio destro stava davvero cominciando a traballare.

Il controverso stratega legato agli ambienti dell’estrema destra, è arrivata nel bel mezzo della bufera che sta travolgendo il presidente americano, accusato di un atteggiamento troppo accondiscendente verso gruppi razzisti e anti-semiti come il Kkk, i neo-nazisti e i suprematisti bianchi.

Ma a far infuriare il tycoon – secondo i retroscena dei media – sarebbe stata in realtà l’intervista in cui due giorni fa Bannon lo ha palesemente contraddetto sulla Corea del Nord, affermando che “non esiste nessuna soluzione militare alla crisi”.

Grande imbarazzo, con il segretario di stato Rex Tillerson e il capo del Pentagono James Mattis costretti a correggere il tiro, e a ribadire con forza come gli Usa siano più che pronti ad un’azione di forza se il regime di Pyongyang dovesse insistere con le sue provocazioni.

Ma le urla rabbiose di Trump, nella sua residenza estiva in New Jersey, avevano già fatto capire a tutti che le ore di Bannon erano contate. Si chiude così una parabola che ha visto il responsabile della rivista ultraconservatrice Breitbart catapultato nello Studio Ovale come uno dei principali consiglieri del presidente americano. Il tutto in virtù di un forte legame di amicizia e di complicità col tycoon. Una scelta però mai digerita dal partito repubblicano e all’interno dello stesso staff presidenziale.

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