Cronaca Mondo

Ed Gein, il babysitter che collezionava teste mozzate (e ispirò Psycho)

Ed Gein, il babysitter che collezionava teste mozzate (e ispirò Psycho)

Ed Gein, il babysitter che collezionava teste mozzate (e ispirò Psycho)

ROMA – Bere nel cranio di un morto non è solo una delle tante trovate dei film horror. Un antico e reale precedente è quello del re longobardo Alboino che costrinse la moglie Rosmunda a bere nel cranio del padre.

Ma ci sono anche casi più recenti e ben più sconvolgenti, come quello di Ed Gein, scapolo del Wisconsin, che ha ispirato film come “Psycho” e “Il silenzio degli innocenti”, definito il macellaio di Plainfield.
Ed Gein, era considerato un eccentrico, lavorava saltuariamente e all’occorrenza faceva il babysitter per i vicini ma, come in una delle storie horror più perverse, poi si è scoperto che nella sua fattoria collezionava teste mozzate e non solo.
Giravano voci strane sul suo conto, nessuno però ci fece troppo caso fin quando, nel 1957, non fu troppo tardi.
Gein, che era nato nella contea di La Crosse, non aveva avuto un’infanzia facile: la madre lo picchiava con la Bibbia, era una fanatica luterana, e il padre  un alcolista. La famiglia era dominata da Augusta Wilhelmine Gein che inculcava a Ed, e al fratello maggiore Henry, rigidi principi religiosi, soprattutto li metteva in guardia sulla lascivia delle donne.
Quando Ed aveva sette anni, la famiglia si trasferì in una zona ancor più rurale, in una fattoria isolata a Plainfield, nella contea di Waushara, Wisconsin.
Ed, che aveva un particolare sorriso sbilenco, ammirava il fratello e adorava la madre ma aveva pochi amici, secondo Robert Keller nel suo nuovo libro “Unhinged: The Shocking True Story di Ed Gein, the Butcher of Plainfield” (Squilibrato: la scioccante storia vera di Ed Gein, il macellaio di Plainfield), di cui il Daily Mail pubblica uno stralcio.
“Il suo principale, ma segreto, interesse era la letteratura macabra sulle storie di criminali, cannibali e atrocità naziste”, scrive Keller.
“Sua madre, naturalmente, sarebbe rimasta sconvolta se avesse scoperto che il figlio era un accanito lettore di “opere malvage” ma Eddie sapeva come nascondere il suo segreto. Forse, se la donna avesse trovato quei libri, la vita di Ed avrebbe preso una piega diversa”.
Ma non fu così. Augusta scoraggiava i due figli a stringere delle amicizie, li metteva in guardia sulle persone, ed Ed lavorò nell’azienda agricola di famiglia, svolgeva lavoretti saltuari, anche come baby sitter dopo la scuola, aumentando l’impegno dopo la morte del padre, nel 1937.
A sorpresa, forse, per quanto riguarda un killer, Keller scrive:”Ed era bravo con i bambini e piaceva ai genitori: sempre educato, sempre attento. Era amato dai bambini e bravissimo a raccontare storie paurose sui cannibali del Mari del Sud e i cacciatori di teste: sul tema era particolarmente ferrato.
A meno di dieci anni di distanza dalla morte del padre, Ed perse il fratello in circostanze sospette. Probabilmente, lui e Henry stavano tentando di spegnere un incendio nella fattoria ma furono separati dalle fiamme e il fumo. Ed riuscì finalmente a chiamare aiuto e quando arrivò il vice sceriffo Frank Engle si unì alla ricerca per trovare il corpo del fratello. Ed affermava di aver cercato Henry per parecchio tempo ma, scrive Keller, guidò il gruppo verso il corpo dopo pochi minuti.
“Harry non aveva bruciature, ma presentava traumi particolari alla testa, come se qualcuno l’avesse colpito con una pala”, scrive Keller. Ma il coroner dichiarò la morte accidentale e Henry fu sepolto accanto al padre, nel cimitero di Plainfield.
Non molto tempo dopo il decesso di Henry, la madre morì per un ictus.
“Dire che Ed fosse sconvolto dalla scomparsa della madre, è poco. Era distrutto. Ma continuò a fare i lavoretti saltuari, iniziò a frequentare la taverna di Pine Grove, a sette miglia di distanza, gestita da Mary Hogan, una donna di mezza età che sembrava ricordargli la madre e che scatenò una strana attrazione nel solitario scapolo.
Mary Hogan scomparve l’8 dicembre 1954 dalla taverna. Nessuno prestò attenzione alla frase scherzosa di Ed:”l’ho caricata sul pickup e portata a casa mia”.
Tre anni dopo, tuttavia, scomparve un’altra donna è e questa volta c’erano dei collegamenti diretti che portarono Ed all’attenzione delle autorità. Bernice Worden scomparve dal suo negozio, dove Ed era stato recentemente in agguato, dandole il tormento affinché uscisse con lui. Suo figlio, che trovò il negozio incustodito, scoprì che l’ultimo scontrino era un acquisto di Gein.
Lo scapolo era appena uscito dalla casa di un vicino, dove era rimasto a cena, ed è stato fermato dalla polizia. Senza che gliel’avessero chiesto, disse che non aveva niente a che fare con la morte della Worden, ma nessuno l’informato del decesso.
La polizia fece una perquisizione nella fattoria di Gein e trovarono di tutto: topi, blatte, sporcizia, umidità e resti umani. Lo sceriffo Arthur Schley, scoprì qualcosa che avrebbe ottenuto la prima pagina dei giornali: un cadavere sventrato e d********o, il corpo appeso per le caviglie.
“Per un secondo Schley pensò si trattasse di un cervo ma poi si rese conto di aver trovato Bernice Worden e vomitò sulla neve”.
Ma non era tuttavia l’unica scoperta che avrebbe fatto la polizia.
“Uno degli agenti prese una ciotola in cui c’erano ancora i residui congelati dell’ultimo pasto di Ed, poi ha capito che era la calotta di un teschio umano. “C’erano altri teschi, alcuni appesi sopra il letto come decorazione”, scrive Keller.
Altre macabre scoperte: 4 sedie la cui seduta era in pelle umana, come d’altronde un cestino di rifiuti, un paralume, un tamburo, la guaina di un coltello da caccia. Dei femori fungevano da gambe per il tavolo, una cintura era realizzata con i capezzoli e labbra femminili e la polizia trovò anche un “vestito di pelle” umana composto da un paio di pantaloni e un top da cui spuntavano i seni insanguinati di una donna. Molti affermarono che volesse assumere le sembianze della madre poiché confessò che dopo la morte di quest’ultima aveva avuto il desiderio di cambiare s***o.
La collezione di Gein comprendeva anche una scatola con nasi umani e una serie di maschere, ottenute dai volti delle vittime, 4 delle quali appese alla parete.
Nonostante la sporcizia e l’orrore nella maggior parte della fattoria, le autorità scoprirono un’area chiusa, impolverata ma ordinata: la camera da letto di Augusta, tenuta da Gein come una specie di santuario in ricordo della madre morta.
La quantità di trofei umani trovati nella casa di Gein sembrava indicare che avesse ucciso molto più persone delle sole Worden e Hogan: ammise entrambi gli omicidi sostenendo però che erano accidentali. Gein insisteva che non aveva ucciso altre persone e che per ottenere i corpi, scavava nelle tombe. La polizia, infatti, in quelle indicate da Gein scoprì che erano vuote o contenevano corpi mutilati.
Il caso creò scalpore, Gein ottenne le prime pagine dei giornali. Fu ritenuto incapace di intendere e volere, ricoverato nell’Ospedale Centrale Statale a Waupun ma quando fu trasformato in una prigione fu trasferito a Madison. Nel frattempo i suoi beni furono venduti all’asta e la fattoria distrutta da un attacco incendiario, probabilmente per vendetta. La sua reazione alla notizia fu serena, disse “meglio così”, scrive Keller.
Gein nell’ospedale psichiatrico si riprese, al punto che dieci anni dopo un tribunale lo processò per l’omicidio di Bernice Worden.
Fu dichiarato colpevole ma decisero che doveva tornare nel manicomio criminale e rientrò a Madison, dove morì il 26 luglio 1984, a 78 anni, per una crisi respiratoria. E’ sepolto nel cimitero di Plainfield accanto all’amata madre, in una tomba senza nome.
“Il macellaio di Plainfield è morto, ma l’enormità dei suoi crimini non è stata dimenticata. Negli anni successivi continuò a  ispirare scrittori e produttori cinematografici”, scrive Keller, citando “Il silenzio degli innocenti” e “Non aprite quella porta”.
“Ma forse la più famosa delle incarnazioni cinematografiche di Ed Gein è Norman Bates, nel romanzo di Robert Bloch e nel film di Alfred Hitchcock, il ragazzo ossessionato dalla madre in Psycho” scrive Keller. “Ognuno di questi personaggi ricorda Ed Gein, eppure le sue atrocità sono ben più efferate, ben più estreme di quelle dei suoi omologhi dei film”.
“In questo caso, la realtà supera la finzione”.

To Top