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Emma Watson è nei Panama Papers. Lei si difende così…

NEW YORK – Emma Watson è coinvolta nello scandalo Panama Papers. Secondo quanto riportato dai media statunitensi, l’attrice di Harry Potter compare negli archivi dello studio legale Mossack Fonseca per aver costituito una società offshore per gestire il suo patrimonio. Il portavoce di Watson, Luke Windsor, ha però spiegato a Cnn che l’attrice non trae alcun beneficio finanziario o vantaggio fiscale da questa mossa. “Emma (come molti individui di alto profilo) ha istituito un società offshore per il solo scopo di proteggere il suo anonimato e la sua sicurezza”, ha precisato il portavoce.

Il Consorzio internazionale per il giornalismo investigativo Icij, ha deciso di togliere il velo sui cosiddetti Panama Papers, i documenti prelevati dalla Mossack Fonseca, uno dei principali studi legali panamensi specializzato nei conti offshore. Il consorzio dei giornalisti ha infatti pubblicato sul suo sito un date base attraverso il quale è possibile consultare i nomi delle oltre 214 mila società offshore e i circa 360 mila nomi a cui sono riconducibili.

Un vero e proprio ‘motore di ricerca online’ sui dati che, spiega il consorzio, fanno parte dell’indagine, costituendo la più ampia diffusione di informazioni sulle compagnie offshore e sulle persone che vi stanno dietro, compresi i nomi, se disponibili, dei veri proprietari di questa strutture opache. Il database offre anche informazioni su oltre 100 mila società offshore che il consorzio giornalistico aveva già scoperto in una sua indagine del 2013.

Ma i nuovi dati non sono che una parte dei Panama Papers, una miniera di oltre 11,5 milioni di documenti usciti dallo studio legale di Panama Mossack Fonseca, uno dei maggiori creatori di compagnie, trust e fondazioni difficili da identificare.

L’Icij non pubblica tuttavia la totalità dei dati e non rivela documenti grezzi o informazioni personali di massa: il database contiene una grande quantità di informazioni sui proprietari delle compagnie, sui loro delegati e intermediari ma non rende noti conti bancari, carteggi mail e transazioni finanziarie contenute nei documenti relative alle 214 mila società offshore, create in 21 giurisdizioni, dal Nevada a Hong Kong fino alle isole Vergini. Saranno cioè visibili solo informazioni su società, amministratori e beneficiari, mentre non saranno accessibili i documenti interni dello studio legale, i conti bancari e le centinaia di migliaia di email da cui si ricavano indicazioni importanti per ricostruire le architetture societarie offshore.

Tra i 360 mila nomi ci sarebbero anche – secondo quanto reso noto qualche tempo da L’Espresso, una delle testate che partecipa all’Icij – 280 italiani. Una lunga lista tra cui figurerebbero nomi della finanza, della moda, del cinema, dello spettacolo, dello sport, manager, avvocati, immobiliaristi e imprenditori: da Luca Cordero di Montezemolo a Valentino Garavani, da Carlo Verdone a Barbara d’Urso, da Adriano Galliani al pilota Jarno Trulli, da Flavio Briatore a Silvio Berlusconi, solo per citarne alcuni del lungo elenco.

Il caso ‘Panama Papers’ riguarda gli 11,5 milioni di documenti resi noti grazie a un’inchiesta giornalistica svolta  a livello internazionale da 378 giornalisti, appartenenti a testate di diversi Paesi, associate nel “International Consortium of Investigative Journalists”. Per l’Italia, il lavoro è stato svolto in esclusiva dall’Espresso.     Il dossier copre un periodo compreso tra gli anni Settanta e il 2016, ed è composto di una cartella per ogni società di comodo, che contiene e-mail, contatti, trascrizioni e documenti digitalizzati. Nel fascicolo sono contenute milioni di e-mail, file in formato database, pdf, immagini, file di testo e file in altri formati