Blitz quotidiano
powered by aruba

Erdogan: “Indagine su mio figlio in Italia mina i rapporti”. Renzi: “E’ la legge”

ROMA – “La vicenda dell‘indagine su mio figlio a Bologna potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l’Italia, che dovrebbe occuparsi piuttosto della mafia”: intervistato da Lucia Goracci per RaiNews 24, il presidente turco Recep Tayyip Erodgan non risparmia accuse all’Italia. A cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, replica a stretto giro: “In Italia c’è una magistratura autonoma e indipendente che agisce secondo le leggi e che combatte tutte le forme di illegalità. I giudici rispondono alla Costituzione italiana e non al Presidente turco. Chiamiamo questo sistema Stato di diritto e ne siamo orgogliosi”.

Non è stata del resto questa l’unica stilettata all’Italia e all’Occidente, con una domanda retorica che sa assai più di accusa: “Sta con la democrazia o col golpe?”. Il presidente turco se la prende anche con la rappresentate (italiana) per la politica estera e la sicurezza dell’Unione europea, Federica Mogherini.

“C’è stato un golpe contro la democrazia che ha fatto 238 martiri e nessuno è venuto qui. Se venisse bombardato il Parlamento italiano che cosa succederebbe?”, ha detto Erdogan. “L’Occidente è dalla parte della democrazia o del golpe? Io penso, dopo alcune dichiarazioni, che sia dalla parte di golpe” ha aggiunto riferendosi all’Alto rappresentante Ue per la politica Estera, Mogherini, che nei giorni scorsi si era espressa contro le purghe adottate dal governo turco dopo il golpe del 15 luglio.

Ma anche l’Italia non viene risparmiata e per una vicenda privata che rischia di diventare politica: “La vicenda dell’indagine su mio figlio a Bologna potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l’Italia, che dovrebbe occuparsi piuttosto della mafia”, dice. Il figlio Bilal, che nel 2015 si era trasferito a Bologna per un dottorato alla Johns Hopkins University, è accusato di riciclaggio di denaro dopo un esposto presentato da Murat Hakan Huzan, oppositore politico di Erdogan che si è rifugiato in Francia nel 2015.

“Non è ancora definitivamente chiaro quanto sia ramificata questa struttura – aggiunge riferendosi alla rete di Fethullah Gulen, accusato di aver tessuto le fila del tentato golpe dagli Usa- che somiglia alla vostra loggia P2, un’entita criminale che si autodefinisce religiosa. Questa settimana o la prossima verrà in visita il presidente del Consiglio d’Europa, e gli spiegherò che l’organizzazione di Gulen è peggiore della mafia. La signora Mogherini non avrebbe dovuto parlare da fuori, sarebbe dovuta venire in Turchia, quando a Parigi c’è un evento del genere tutti si riversano lì, si chiedono cosa sia successo, chi sia stato. In Turchia è in corso un golpe contro la democrazia, che ha fatto 238 martiri, e finora purtroppo non è venuto nessuno in visita, né dell’Unione europea né del Consiglio europeo…”.

Erdogan ha anche detto che se l’Ue non concederà la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi, Ankara non rispetterà più l’accordo di marzo sui migranti.