Blitz quotidiano
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Failla-Piano, autopsia: massacrati con kalashnikov

ROMA – Nessuna esecuzione con unico colpo mortale alla tempia, come sostenuto nei giorni scorsi dal governo di Tripoli, in Libia. Salvatore Failla e Fausto Piano sono stati trucidati a colpi di mitra. L’autopsia sui cadaveri dei tecnici della Bonatti rapiti in Libia nel luglio scorso e uccisi a Sabrata il 2 marzo, parla chiaro: segni inequivocabili al torace e alle gambe di decine di colpi di kalashnikov, collimerebbero con la ricostruzione fatta finora, che ipotizzava l’uccisione durante un agguato. A rivelare le indiscrezioni sull’esame autoptico effettuato a Tripoli, Repubblica.

Failla e Piano sarebbero stati uccisi in un agguato condotto dalle milizie di Sabrata durante il trasferimento dei quattro prigionieri nostri connazionali (Gino Pollicardo e Filippo Calcagno si sono miracolosamente salvati, come sappiamo) in un’altra prigione a circa trenta chilometri da Sabrata.

Ieri sera, 9 marzo, le salme dei due tecnici sono giunte in Italia, ma è polemica – come sottolineano i consulenti delle famiglie – per il fatto che i corpi siano stati lavati in Libia; fatto, questo, che renderà oltremodo difficile la seconda autopsia, in quanto l’eventuale presenza di polveri da sparo dai fori di entrata dei proiettili sarà difficilmente accertabile.

“L’autopsia eseguita a Tripoli è stata una macelleria, il prelievo di parte di tessuti corporei ha reso impossibile l’identificazione dell’arma usata, la distanza e le traiettorie”, ha denunciato Francesco Caroleo Grimaldi, legale dei familiari di Salvatore Failla.