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Festeggiare il divorzio, è moda il “ritorno al nubilato”

ROMA – Festeggiare un divorzio, fare un party che potremmo ribattezzare ritorno al nubilato. E’ una moda, molto americana, ma che sta attecchendo anche dalle nostre parti. Soprattutto tra le donne e spesso con un corollario di stripper, torte e giochi vari per le invitate. Ecco cosa ha raccontato al Sun l’inglese Nicola Brewitt:

“Ne avevo proprio bisogno, i mesi precedenti erano stati davvero duri. Il divorzio ti toglie energie fisiche e mentali, soldi e tanto tempo. E in più pensi anche di essere una nullità, perché pensi di aver fallito con un caposaldo tradizionale della nostra società”.

E’ finita con una notte di passione con lo stripper e una storia durata qualche mese: “Si può pensare che il divorzio sia la fine di tutto, invece se lo si affronta e lo si chiude in maniera felice è solo un nuovo inizio. Per me è stato così, furono mesi molto difficili ma col mio ex marito riuscimmo a raggiungere un divorzio soddisfacente per entrambi, l’unico vero requisito per continuare a vivere felici. Quella festa, per me, è stata una benedizione: tutti dovrebbero averne una, uomini e donne”.

E in Italia? Ecco cosa dice questo articolo del Corriere della Sera:

Celebrare la fine di un matrimonio è una moda nata negli Stati Uniti (non stupisce), molto in voga in America Latina, Gran Bretagna e in Francia. Può apparire una scelta di cattivo gusto, ma chi l’ha presa confessa che è stato un modo per onorare un nuovo inizio, per esorcizzare una sofferenza e rendere meno amara una sconfitta. «Non mi meraviglia che si accolga festosamente una separazione poco conflittuale — racconta Eloisa Modica, avvocato divorzista a Milano —. Mi è capitato con una coppia intorno ai 35 anni, senza figli. I due coniugi hanno preso strade diverse, ma prima di dirsi addio (separazione consensuale e divorzio congiunto) hanno brindato con amici e parenti. Non avevano avuto la sensazione di lutto e di macerazione che spesso contraddistingue il divorzio». Perché i novelli ex festeggiano? «Mettere fine al matrimonio significa vivere per anni in un limbo — risponde Modica — non si è liberi e rimane appiccicata “un’etichetta”. La burocrazia è infernale, incide sul lato emotivo e, alla fine delle pratiche, ci si sbarazza anche delle spese legali».


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