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Filippine: guerra alla droga di Duterte. Sterminati pusher e tossici

MANILA – Sono immagini crude e strazianti quelle che mostrano la brutale verità sulla guerra alla droga ordinata da Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine, soprannominato ormai “il castigatore”.

Dopo la vittoria alle elezioni, a maggio, Duterte ha ordinato alla polizia di procedere a esecuzioni sommarie ed esortato i cittadini a uccidere tossicodipendenti e spacciatori. Dall’inizio di luglio sono state uccise quasi 300 persone e il bilancio delle vittime è destinato a salire. Martin Andanar della Communication Office Secretaty, ha detto che 60.000 tossicodipendenti si sono arresi alle autorità.

Immagini che mostrano alcuni uomini con le mani e piedi legati, senza biancheria, altri con il volto coperto da un nastro adesivo o i vestiti impregnati di sangue. Si vedono le mogli e familiari che stringono i corpi senza vita dei loro cari, uccisi nel corso di esecuzioni sommarie della polizia, senza che abbiano potuto avere un equo processo. Duterte, nel suo primo discorso al parlamento, ha ignorato lo scandalo delle morti, dichiarando che la droga stava “sommergendo il paese” e il fatto doveva essere fermato a tutti i costi.

“Raddoppiate gli sforzi. Triplicateli, se necessario”, ha detto alla polizia. “Non ci fermeremo fino a quando l’ultimo narcotrafficante, l’ultimo finanziatore e l’ultimo pusher si saranno arresi o messi dietro le sbarre … o sotto terra, se preferite”.

Associazioni di difesa dei diritti umani, affermano che tra il 1° e il 24 luglio, la violenta repressione di Duterte, nel corso delle operazioni di polizia, ha provocato la morte di 293 persone tra i sospettati di consumo di droga e spacciatori.

La cifra non include i trafficanti di droga uccisi da gruppi di vigilantes e coloro che agiscono al di fuori della legge. Duterte ha messo in chiaro che avrebbe perdonato chi, tra i poliziotti, fosse accusato di violazione dei diritti umani nell’esecuzione dei suoi spietati ordini.

All’inizio di luglio, quasi 60.000 tossicodipendenti filippini si sono consegnati al governo, dopo che il presente ha invitato i cittadini ad “andare avanti e uccidere” spacciatori e consumatori.
Duterte, dopo la vittoria delle elezioni, aveva promesso misure restrittive sull’ordine e la legalità in materia di droga.

Da quando è salito al potere, la polizia ha confermato l’uccisione di più di 110 sospetti consumatori di droga ma i media locali parlano di circa 200. Secondo quanto riportato dalla stampa locale,sono stati “neutralizzati”, almeno 43.000 presunti trafficanti di droga e sequestrati 300 kg di shaboo, la potentissima metanfetamina che tiene svegli per giorni.

Il presidente, nel corso della campagna elettorale, giurò che sarebbero morte 100.000 persone e i corpi scaricati nella baia di Manila, così i pesci si sarebbero ingrassati, secondo un articolo sul South China Morning Post.

La scorsa settimana, sono emerse le raccapriccianti immagini che mostrano spacciatori uccisi e hanno un cartello sul petto con scritto “Sono un pusher”. Da quando la polizia ha intrapreso una sanguinosa guerra alla droga, lugubri scenari di presunti spacciatori come quello della scorsa settimana a Manila, sono sempre più diffusi.

L’avvocato di punta del governo, ha chiesto alla polizia di eliminare ancora più sospetti criminali collegati alla droga: a difesa della brutale guerra di Duterte e contro le crescenti critiche.

Mentre il bilancio ufficiale dei morti è cresciuto, e altri corpi non confermati sono stati trovati con indosso cartelli in cui c’è scritto che sono trafficanti di droga, avvocati per i diritti umani hanno espresso profonda preoccupazione per la guerra al , ormai in una spirale fuori controllo.

In risposta alle critiche, Jose Calida, il procuratore generale, ha tenuto una conferenza stampa insistendo sulla legittimità degli omicidi da parte della polizia e ha incoraggiato a uccidere più persone sospettate di coinvolgimento nel traffico della droga. Quanto fatto fino a ora “per me non è sufficiente”. “Quanti tossicodipendenti e spacciatori ci sono nelle Filippine? I paesi sono saturi (di droga)”.

In uno dei singoli e più sanguinosi incidenti, la polizia ha riferito di aver ucciso otto “personalità della droga” durante un raid prima dell’alba in una cittadina del sud.

Uno dei più famosi avvocati per i diritti umani del paese, Jose Manuel Diokno, ha avvertito che Duterte ha “generato un esplosione nucleare di violenza ormai fuori controllo e la creazione di una nazione senza giudici”.

L’ex senatore Rene Saguisag, un noto avvocato dei diritti umani durante il regime del dittatore Ferdinand Marcos, ha criticato le dichiarazioni di Duterte in cui indicava esplicitamente i colpevoli e agenti di polizia, prima di una indagine formale.

Alcuni parlamentari dell’opposizione, riguardo l’ondata di omicidi, hanno anche chiesto un’indagine parlamentare.

Calida, un incaricato di Duterte, ha detto che avrebbe protetto la polizia dalle accuse di abusi:”Sono qui per incoraggiare (i poliziotti) a non aver paura delle indagini del parlamento o del senato. Noi li difendiamo… Sono il difensore della polizia”.

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