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Francesca Chaouqui, accuse: “Parlava dei servizi, di Renzi”

CITTA’ DEL VATICANO – “Francesca Chaouqui ogni tanto se ne usciva con queste cose, lei diceva che faceva parte dei servizi“. Lo ha raccontato al processo ‘Vatileaks 2′ il testimone mons. Alfredo Abbondi, capo ufficio della Prefettura degli Affari economici. Del fatto si parlò anche in un pranzo con Paolo Berlusconi, cui mons. Abbondi – ha ricordato – partecipò con la Chaouqui e con mons. Lucio Vallejo Balda.

“Questo aspetto veniva molto accreditato anche da mons. Vallejo, cui lei ne parlava. E ricordo anche una conferenza da lei organizzata per una Fondazione al Caffè Greco, in cui parlava l’allora direttore dei servizi, ambasciatore Massolo”, ha aggiunto. Secondo mons. Abbondi, “Chaouqui lasciava intendere di far parte dei servizi segreti, varie volte faceva allusioni in proposito”. Alla domanda se lui abbia mai visto oggetti o documenti che comprovassero l’appartenenza della donna ai servizi o a organi di sicurezza, Abbondi ha detto di no ribadendo che era Vallejo a riferire “che lei aveva compiti e funzioni in realtà che presidiavano alla sicurezza dello Stato”. Da chi l’aveva saputo? “Dalla signora Chaouqui”.

“Inizialmente avevo avuto la sensazione che sparasse un po’ alto. Poi, andando avanti, capii che certe conoscenze le aveva davvero”. Il vescovo ausiliare di Roma, mons. Paolo Lojudice, sentito anche lui come testimone in Vaticano al processo sulla fuga delle carte riservate, ha parlato tra l’altro dei presunti contatti dell’imputata Francesca Chaouqui, che un anno fa gli fu presentata dal medico vaticano Lucia Ercoli per la possibilità di coinvolgerla in progetti di beneficenza.

“Mi diceva di avere contatti dal premier Matteo Renzi al ministro Beatrice Lorenzin – ha raccontato il vescovo -. Ma poi non si giunse mai a dire come concretizzare le finalità di questi rapporti”.    “Il ministro Lorenzin in effetti fece un sopralluogo in un immobile dei Padri Monfortani sulla Prenestina che la proprietaria voleva donare al Papa per scopi umanitari – ha quindi riferito – e che però non si potè utilizzare perché occupato da gruppi di senza casa”. Per quanto riguarda Renzi, poi, “doveva essere organizzata una serata col premier nell’ambito del Convegno ecclesiale di Firenze del novembre scorso, in cui la Chaouqui mi propose di tenere una riflessione, in apertura o in chiusura, sul senso della misericordia. Poi io, come vescovo partecipai al convegno, ma la serata con Renzi non ci fu”. Intanto, il caso ‘Vatileaks 2′ era già scoppiato e ai primi di novembre la Chaouqui era stata anche arrestata, in Vaticano, e subito rilasciata.

“Oggi si è assistito all’ennesima farsa del processo Vatileaks”. “A luglio – prosegue – per una parte (purtroppo piccola) dei fatti il segreto di Stato sarà estinto e a quel punto nel libro che sto scrivendo valuteró se infrangere il velo di ipocrisia che avvolge i fatti. Con documenti, date, lettere.  Fatti e documenti che chi oggi si avvale del segreto d’ufficio conosceva perfettamente”.

“Si è parlato dei miei rapporti con i servizi – dice ancora Chaouqui -. Non ho mai detto di appartenervi, ho detto di avere una serie di relazioni, niente di diverso dalla quasi totalità dei miei colleghi. Diverse volte ho avuto incarichi la cui gestione prevedeva un discreto livello di segretezza ma non ho mai finto di appartenere e non sono mai appartenuta a nessun corpo dei servizi”.

Il punto focale “è che non sono a processo per i miei rapporti con chicchessia ma per aver diffuso documenti riservati della Santa Sede e dopo sette mesi di processo ancora niente è emerso in merito a questo. Sto subendo un processo dove non esistono e non emergono prove contro di me, nessuno dei testimoni è in grado di dire una sola frase che confermi le accuse che mi sono state rivolte e chi poteva scagionarmi si difende dietro al segreto di Stato”.

“Ogni giorno è più forte di me il mio desiderio di rompere ogni forma di rispetto verso qualsiasi cosa e raccontare anche l’irraccontabile dietro questa vicenda. Compreso le circostanze del mio arresto – conclude Chaouqui -. Solo il mio rispetto verso Papa Francesco, la stima che provo per lui, la lotta che ho fatto insieme a lui per cambiare la Santa Sede mi impedisce di parlare. Ma la pazienza ha un limite. E il mio è vicino”.