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Galeone San Josè, Colombia contro Inghilterra per il bottino

CARTAGENA – Continua l’agguerrita disputa tra la Sea Search Armada e la Colombia per affermare i diritti sul bottino del San Josè, del valore di più di 12 miliardi di sterline, il galeone spagnolo affondato dalla Royal Navy al largo delle coste colombiane nel 1708. Nonostante le minacce del governo colombiano di utilizzare la forza militare, la battaglia della compagnia Usa per il recupero della nave va avanti.

Il San Josè, 1200 tonnellate di stazza e 60 cannoni, galeone a tre alberi della Marina spagnola, stava trasportando verso la Spagna un carico di oro, argento e pietre preziose quando fu attaccato dall’ammiraglia Expedition della British Royal Navy. La nave, affondata nelle profondità del Mar dei Caraibi vicino alla città portuale colombiana di Cartagena, è stata ritrovata nel 1980.

Tuttavia, vi è una controversia in corso tra la SSA (Sea Search Armada), una compagnia statunitense di salvataggi marittimi di relitti, con sede a Washington, e il governo colombiano su chi abbia diritti sul carico multimiliardario.

La SSA ha annunciato di continuare il piano di recupero della nave, nonostante le minacce del governo colombiano di usare la “forza armata”, per fermare la missione, secondo quanto riportato dal Sunday Times.

Il San Jose, che da Panama doveva rientrare in Spagna, trasportava un tesoro inestimabile accumulato in sei anni nelle Americhe, che doveva servire ad aiutare a finanziare la guerra di successione spagnola contro la Gran Bretagna. Fu avvistato dal Commodoro inglese Charles Wager, che prevedeva di prendere il controllo dell’equipaggio e del carico.

Quando la nave fu fatta saltare in aria e poi affondò, persero la vita la maggior parte dei 600 marinai spagnoli che erano a bordo. Il San Jose guadagnò la reputazione di “Santo Graal” dei relitti, con uno dei più preziosi bottini mai persi in mare.

Secondo i documenti del tribunale degli Stati Uniti, le monete e i lingotti sono stimati per un valore tra i 4 miliardi e 11,8 miliardi di dollari. La SSA sostiene che scoprì il relitto nel 1982 dopo una lunga ricerca nei fondali. Nel 1984, concordò di trasmettere al governo colombiano i dettagli del luogo dove si trovava la nave, con l’intesa che avrebbe avuto diritto al 35 per cento della proprietà recuperata dal San Jose.

Tuttavia, il Parlamento colombiano approvò presto una legge che passava alla Colombia tutti i diritti del tesoro proveniente dal sito, pagando alla SSA solo il 5% del valore totale, come provvigione. La decisione fu contestata dalla SSA, in quanto ritenuta una violazione dell’accordo da parte della Colombia. Nel 2007, un tribunale americano stabilì che il galeone era di proprietà dello stato colombiano.

La disputa nasce da due rivendicazioni contrastanti. Secondo la SSA il relitto si trova nella zona da loro identificata nel 1981, mentre la Colombia sostiene che la scoperta sia in un’area diversa. Celebrando la scoperta, il presidente colombiano Jan Manuel Santos, ha detto che il paese avrebbe realizzato un “grande museo” per mettere in mostra il tesoro, “uno dei più grandi – se non il più grande – patrimonio sommerso nella storia”.

La SSA ha detto al Sunday Times, che entro la fine del 2018 è in programma un viaggio per recuperare il relitto, anche se questo dovesse significare battaglie in mare. La compagnia sostiene di aver ricevuto, nel 2010, una lettera da parte del governo colombiano con un avvertimento:”Le Forze Armate Nazionali impediranno attività non autorizzate nelle zone marittime giurisdizionali”.

Jack Harbeston, amministratore delegato SSA, ha detto al Sunday Times:”Saremo a bordo di una nave battente bandiera statunistense, quindi se sparano sull’imbarcazione sarà un atto di guerra contro gli Stati Uniti”.


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