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Giulio Regeni, appello genitori: “Ue isoli Egitto e Italia più esplicita”

BRUXELLES  – L’Unione Europea isoli l’Egitto, non è un paese amico. E l’Italia sia più esplicita nel chiedere verità e indagini trasparenti sulla morte di Giulio Regeni. Lo hanno chiesto Paola e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo il 25 gennaio 2016 e trovato cadavere il 3 febbraio, parlando dinanzi alla Commissione Diritti Umani del Parlamento Europeo.

L’Italia e l’Europa devono aumentare la pressione sull’Egitto e per farlo gli stati membri devono richiamare gli ambasciatori e dichiarare l’Egitto paese non sicuro. “Non ho capito – ha detto Paola – se l’Italia è ancora amica o no dell’Egitto: non si uccidono i figli degli amici”.

“Vogliamo ringraziare il Parlamento europeo – ha esordito Claudio Regeni – per l’approvazione della risoluzione: ora è importante che l’Egitto senta una forte pressione dall’Europa e da tutti i suoi stati membri pur di ottenere una investigazione trasparente. Chiedo che gli stati membri richiamino i propri ambasciatori, dichiarino l’Egitto un Paese non sicuro, sospendano gli accordi sull’invio di armi, di interforze per lo spionaggio o la repressione interna, sospendano gli accordi economici, facciano un monitoraggio dei processi contro attivisti, militanti avvocati e giornalisti che si battono per la libertà in Egitto e offrano protezione e collaborazione, anche con l’offerta di visti, a chi può offrire notizie alla procura di Roma”.

La mamma di Giulio si è rivolta al governo italiano: “Chiediamo al nostro governo di essere più esplicito: sappiamo che c’è un nuovo ambasciatore, non si capisce quando andrà. Tutti mi chiedono cosa fa il governo, cosa fa l’Unione europea io dico: basta commemorazioni, ora azioni”.

“Noi anche oggi – ha aggiunto Paola Regeni – siamo genitori erranti nelle istituzioni per chiedere verità. Giulio, in qualità di cittadino europeo, doveva essere tra voi, nelle istituzioni Ue, e invece siamo noi qui a parlare di lui. Abbiamo una documentazione di 266 foto di cosa è successo a Giulio: una vera enciclopedia delle torture in Egitto. Abbiamo anche 225 pagine di relazione sull’autopsia. Non vorremmo mai arrivare a mostrare quelle foto, vorrebbe dire che avremmo toccato il fondo. Tutti mi dicono – prosegue la signora Paola – ‘dove erano i governi?’ Io penso che i governi sapevano e dovevano avvisare la gente, gli studenti che ancora vanno in Egitto, un paese considerato ancora sicuro per il turismo”.

Paola Regeni sottolinea i depistaggi emersi nelle ore successive alla tragedia e osserva di non essere “soddisfatta della situazione attuale. “Sentiamo un vuoto e chiediamo di fare pressioni sull’Egitto. L’Italia e l’Europa devono fare delle scelte perché quello che è successo a Giulio può accadere a chiunque”.

Mamma Regeni ribadisce che dall’Egitto non sta venendo alcuna collaborazione. “Finora abbiamo solo carta straccia, false testimonianze. Ora chiediamo una forte pressione dell’Europa nei confronti de Il Cairo”.

Alle richieste dei genitori di Giulio ha risposto il premier Matteo Renzi, assicurando “massima attenzione e sostegno”. “Verificherò lo stato dell’arte e vi faremo sapere, magari io personalmente chiamerò i coniugi Regeni”. E aggiunge: “Confermiamo che stiamo seguendo la vicenda, è da qualche giorno che non parlo con coniugi Regeni” e quindi “non conosco gli ultimi dettagli. Confermo il massimo impegno perché sulla vicenda di Giulio sia fatta chiarezza come abbiamo detto sin dall’inizio e dimostrato”.

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