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Giulio Regeni: arrestati due sospetti al Cairo

IL CAIRO – La polizia egiziana, quella che fin da subito ha parlato di un improbabile incidente stradale, ha arrestato due persone sospettate dell’omicidio di Giulio Regeni, lo studente italiano trovato morto il 3 febbraio al Cairo, dopo indicibili torture.

A rivelarlo all’Ansa è stata una fonte della sicurezza egiziana, senza chiarire se i due arrestati siano egiziani o stranieri. “Le agenzie di sicurezza – ha spiegato la fonte – hanno raccolto indizi importanti sul caso, i quali dimostrano che si è trattato di un atto criminale non collegato al terrorismo”. Per l’ennesima volta dall’Egitto arrivano dichiarazioni che escludono un delitto che “abbia riferimenti terroristici o politici” e ribadiscono la pista “dell’atto criminale”.

Eppure, dalle notizie sin qui raccolte continuano a non reggere le ipotesi che conducono alla criminalità comune: senza un tornaconto economico, per dire una rapina finita male, non si giustifica un delitto così efferato. Né tantomeno reggerebbe la pista del fondamentalismo islamico: fumo e sigarette contraddicono il puritanesimo di eventuali torturatori di matrice religiosa. Del resto che sia stato torturato lo hanno detto con chiarezza i magistrati egiziani. Bruciature di sigaretta, ferite da coltello, contusioni. Atrocità che, tra l’altro, gli hanno inflitto “una morte lenta”.

Tutti in fila gli indizi vanno nella direzione di un delitto politico, forse un errore, ma che va inquadrato nel contesto di un Paese in cui il famigerato servizio segreto egiziano Mukhabarat e gli squadroni della morte sono responsabili di sparizioni, torture e omicidi ai danni degli oppositori del regime di Al Sisi.

Intanto nel tardo pomeriggio di venerdì è atterrato al Cairo il team di investigatori italiani che seguirà con le autorità egiziane le indagini sulla morte di Giulio. Gli uomini dello Sco della Polizia, del Ros dei Carabinieri e dell’Interpol hanno avuto tra giovedì sera e venerdì mattina una serie di contatti con i funzionari e i diplomatici italiani già presenti nella capitale egiziana, per avere un quadro della situazione quanto più aggiornato possibile e capire come si stanno muovendo le autorità egiziane, anche alla luce delle diverse versioni arrivate dal Cairo.

La salma di Giulio è attesa già per domani, sabato 6 febbraio, a Roma. Il corpo sarà poi trasferito nell’istituto di medicina legale La Sapienza dove sarà eseguita l’autopsia, disposta dalla procura di Roma che indaga per omicidio volontario.  A disporre l’accertamento autoptico è stato il pm Sergio Colaiocco, titolare del procedimento. Il magistrato ha avviato una rogatoria internazionale al fine di ottenere la trasmissione degli atti da parte dell’autorità egiziana. Anche se non esistono trattati di assistenza giudiziaria tra Italia ed il paese nordafricano, l’invio di atti da parte della magistratura egiziana e quella italiana dovrebbe avvenire sotto forma di cortesia internazionale.

Anche solo limitandosi a fonti ufficiali come il procuratore che guida le indagini, Ahmed Nagi, su tutto il corpo del giovane – ritrovato dalla cintola in giù – ci sono segni di bruciature di sigaretta e ferite da arma da taglio. Diversi media hanno parlato anche di ematomi effetto di pugni, ferite al naso e all’orecchio sinistro causate da uno “strumento affilato”, come un rasoio o un coltello. Un sito di intermittente attendibilità, pubblicando risultanze dell’autopsia, ha segnalato che il corpo sarebbe stato gettato sul bordo dell’autostrada meno di tre giorni prima del rinvenimento. E che il decesso sarebbe stato causato in ultimo da un forte colpo alla testa.