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Giulio Regeni, Egitto insiste su pista personale: video lite

ROMA – Settimana decisiva, la prossima, nella tortuosa strada verso la verità sull’uccisione di Giulio Regeni. Lunedì, infatti, saranno al Cairo il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone ed il sostituto Sergio Colaiocco, titolari dell’inchiesta.

La speranza è che ci sia finalmente piena collaborazione da parte delle autorità egiziane. Mentre dal Cairo filtrano notizie che tendono ad accreditare una ‘pista personale’ come causa dell’omicidio. E’ il sito online filogovernativo Youm7 – citando fonti della sicurezza locali – a riferire che ventiquattro ore prima della sua scomparsa il 25 gennaio, Giulio Regeni avrebbe incontrato un giovane, forse un amico, con il quale avrebbe litigato in una strada dietro l’edificio del consolato d’Italia del Cairo.

Subito dopo i due si sarebbero allontanati insieme. La discussione sarebbe stata inquadrata da una telecamera nel quartiere El Essaaf. Gli investigatori egiziani – precisa Youm7 – hanno in corso indagini per rintracciare il giovane incontrato dal ricercatore italiano ed interrogarlo. Mentre quelli italiani, nonostante le richieste, non hanno ancora avuto accesso ai filmati delle telecamere cittadine che potrebbero aver registrato qualcosa di interessante.

Ancora un aspetto, dunque – e sono ormai tanti – da chiarire per Pignatone e Colaiocco che incontreranno il procuratore generale dell’Egitto, Nabil Ahmed Sadek, la più alta autorità giudiziaria del paese nordafricano, per essere informati, come da invito, “degli ultimi sviluppi investigativi relativi alla morte” di Regeni. L’obiettivo è ottenere una collaborazione sostanziale e non di facciata.

Al team investigativo italiano che è al Cairo da un mese è stato consegnato finora materiale di scarso interesse. Mancano, tra le altre cose, i risultati completi dell’autopsia, il traffico di cellulari, i video delle telecamere a circuito chiuso di strade e metro dove è passato il giovane prima di sparire, i verbali dei testimoni ascoltati.

Ed è un altro media egiziano – il sito del quotidiano al Ahram – ad assicurare, citando fonti giudiziarie, che la procura egiziana è pronta a condividere tutte le informazioni dell’inchiesta sulla morte di Giulio con il team di investigatori italiani e ha inviato i risultati al ministero della Cooperazione internazionale prima di presentare le carte a Pignatone e Colaiocco.

I documenti – sempre secondo al Ahram – includono dichiarazioni rese dagli amici del ricercatore italiano in Egitto così come la testimonianza dell’ultima persona con cui avrebbe parlato Giulio prima della sua scomparsa lo scorso 25 gennaio. Inoltre, ci sono i tabulati telefonici, una lista di luoghi che Regeni abitualmente frequentava e di persone con le quali si incontrava. “Su Giulio Regeni – ha detto il presidente della Camera Laura Boldrini – dobbiamo esigere verità, lo dobbiamo alla famiglia ma anche a tutti i cittadini. Non possiamo accettare verità di comodo. Ho accolto con favore – ha aggiunto – la notizia che i nostri inquirenti andranno al Cairo a svolgere indagini assieme agli egiziani. Il mio pensiero va a tutti quei giovani egiziani ai quali, nel silenzio, è toccata la stessa sorte di Giulio”.

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