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Giulio Regeni, il libro denuncia: “Regime di torturatori”

ROMA – Giulio Regeni, il libro denuncia: “Regime di torturatori”. Un libro di denuncia, un testo base della ricerca sociologica che impegnava Giulio Regeni in Egitto ma anche, letto retrospettivamente, la più accurata ricostruzione del suo assassinio: autori, movente, contesto. E’ tutto questo “Egypt’s Long Revolution (La lunga rivoluzione dell’Egitto), pubblicato nell’autunno del 2014 e firmato Maha Abdelrahman, la studiosa che faceva da tutor e supervisor di Giulio Regeni all’Università di Cambridge.

Un lavoro di scavo e di indagine su protagonisti e quadro sociale nella rivoluzione mancata dell’effimera primavera araba sepolta dal ritorno di un regime autoritario che questo libro non può che vedere come sovversivo. Scorrendone il contenuto si rabbrividisce pensando a come la fine di Giulio fosse in qualche modo segnata. Perché quello che descrive è un “regime di torturatori”. Uno stralcio pubblicato da Repubblica in un articolo di Carlo Bonini è emblematico.

“Per sostenere il fabbisogno di un sistema del terrore in piena espansione, il Ministero dell’Interno egiziano ha cominciato a dare in outsourcing il lavoro sporco. In una cornice di crescente impunità, ha dato vita a una nuova “forza di polizia”: i baltagya, i teppisti. Sono criminali comuni, normalmente con precedenti penali e conosciuti alla polizia, pagati per mettere in riga e dare lezioni a cittadini comuni, in cambio di impunità nelle loro attività criminali, in genere il traffico di droga. Il lavoro dei baltagya si è andato allargando, finendo per includere l’intimidazione degli elettori, il pestaggio dei sospettati e degli attivisti politici, violenze sessuali, provocazioni in manifestazioni di piazza. Del resto, la loro capacità di infiltrazione in pressoché ogni gruppo li rende invisibili anche alle normali forze di polizia”. (Carlo Bonini, la Repubblica)

Mancano solo nomi e cognomi, per il resto il libro predice con sicurezza quasi profetica se non fosse per il rigore scientifico dell’analisi, il tragico destino occorso a Giulio Regeni. E che smentisce fragorosamente la tesi che ancora oggi l’Egitto, nella sua espressione istituzionale più alta (la presidenza della Repubblica), spaccia per credibile: il giovane ricercatore friulano è stato martoriato da terroristi islamici che vogliono far deragliare la partnership strategica tra Italia ed Egitto per contribuire ad una caduta del presidente Abdel Fattah Al Sisi. Allegati i primi documenti dell’inchiesta finalmente trasmessi a Roma: parziali, lacunosi, pieni di omissis.