Blitz quotidiano
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Giulio Regeni, ipotesi coinvolgimento organismi egiziani

Giulio Regeni, investigatori italiani sono volati al Cairo e ipotizzano coinvolgimento organismi egiziani. Le indagini sono lente e difficili.

Gli investigatori italiani al Cairo faticano a raccogliere elementi sulla fine del ricercatore italiano, Giulio Regeni, ritrovato morto il 3 febbraio scorso. Le attività investigative in loco, infatti, vanno avanti con lentezza anche, probabilmente, per le metodologie di indagine utilizzate dagli apparati di sicurezza egiziani diverse dalle nostre.

La raccolta di prove prosegue ma, secondo quanto si apprende, al momento l’ipotesi del coinvolgimento di organismi egiziani nella vicenda sembra la più accreditata tra gli inquirenti. Intanto si apprende che è durata 20 minuti l’ultima chiamata fatta da Giulio Regeni prima di essere rapito per poi finire torturato a morte. “La procura generale ha ricevuto tabulati telefonici che mostrano” come “l‘ultima chiamata è stata fatta al suo amico italiano Gennaro Gervasio “ed è durata 20 minuti”, affermano le fonti citate da Al Ahram.

Gervasio è il docente dell’Università britannica del Cairo che la sera del 25 gennaio aveva un appuntamento con Regeni per andare alla festa di compleanno di una persona (risulta essere un anziano ricercatore gravemente ammalato, noto col nome di “Hasanayn”, che secondo altre fonti sarebbe anche un personaggio dell’opposizione). Gervasio è anche lo stesso che diede l’allarme sulla scomparsa di Regeni. “Il rapporto” basato sui tabulati, aggiungono le fonti, “ha mostrato che l’ultima chiamata del 28enne dottorando è stata fatta alle 19.20″ mentre, viene confermato, Regeni “era vicino al suo appartamento”.

La Procura ha ricevuto “tutte le informazioni sulle chiamate da una compagnia di telefonia mobile egiziana”, precisa il sito di Al Ahram, e “i dati sono stati comparati con cosa ha detto Gennaro” Gervasio “nella sua deposizione” al magistrato Hossam Nassar. Di un’esame dei tabulati in corso aveva parlato all’Ansa martedì il procuratore capo di Giza, Ahmed Nagy .

La magistratura egiziana continua nel frattempo a visionare le registrazioni di videosorveglianza della zona dove è scomparso Giulio Regeni. “I responsabili della Procura”, ha scritto il sito Watan, “continuano a visionare le videocamere dei negozi e di certi appartamenti”. “Le indagini degli apparati di sicurezza hanno affermato che l’ultimo posto dove si trovava Giulio Regeni era via Sudan”, ha premesso il sito accreditando un dato emerso il giorno prima. “E immediatamente le forze di sicurezza hanno setacciato la strada, in particolare i negozi che vi si affacciano, per informarsi se ci sono videocamere che abbiano ripreso immagini della vittima”, aggiunge El Watan senza precisare le proprie fonti ma segnalando che la Procura di Giza, “sotto la direzione del giudice Ahmed Nagy, ha ricevuto il rapporto di medicina legale” su Regeni.”I responsabili della Procura hanno anche interrogato gli abitanti del suo immobile”.

Nella giornata di sabato invece, il New York Times aveva riferito come un “testimone” sostenga che il fermo dell’italiano da parte di due agenti in borghese sarebbe stato “ripreso da quattro telecamere di sorveglianza” di altrettanti negozi del quartiere ma la polizia egiziana “non ha ancora chiesto le registrazioni video”..