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Giulio Regeni, lettere incise sul cadavere. Genitori: “Corpo come lavagna”

ROMA – Giulio Regeni, lettere incise sul corpo con un coltellino, quando ancora era vivo. Un corpo usato “come una lavagna”, come è costretta a dire la mamma dopo aver, evidentemente, visto l’autopsia dei medici romani e le relazioni dei tecnici di parte. Ma perché incidere delle lettere? Un messaggio nascosto, criptato, e a beneficio di chi? Oppure si tratta di semplici “X”, segni a sfregio, crudeltà che si somma alle tante subite dal ricercato 28enne morto al Cairo? Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera scrive:

Le tracce che i medici legali Vittorio Fineschi e Marcello Chiarotti hanno individuato sul corpo di Giulio sono ferite superficiali che sembrano comporre alcune lettere dell’alfabeto, apparentemente slegate tra loro, in punti diversi. Tagli, chiamati in gergo tecnico «soluzioni di continuo cutanee», che sembrano marchi, e potrebbero avere un significato. Probabilmente tracciate con un coltello, o un oggetto acuminato.

La più chiara è quella tracciata sulla schiena, «regione dorsale, tratto toracico, a sinistra della linea spondiloidea». Un’altra intorno all’occhio destro. E altre due: sulla «regione frontale destra», tra l’orecchio e l’attaccatura dei capelli, e sulla mano sinistra, «superficie dorsale»; in entrambi i casi, due linee «tra loro intersecantesi a formare una X». Quelle incisioni sono materia di una potenziale indagine che dovrebbe orientarsi sempre più sugli apparati di sicurezza del Cairo, coloro che hanno messo in atto il depistaggio che avrebbe dovuto sancire le responsabilità dei banditi comuni, smascherato dalle verifiche dei magistrati e degli investigatori italiani.

Sul caso della morte del ricercatore fonti giudiziarie affermano che nei giorni scorsi l’università di Cambridge, rispondendo ad una rogatoria, ha inviato ai pm di Roma una serie di documenti. Regeni si trovava infatti al Cairo per svolgere una ricerca per conto dell’università inglese.