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Giulio Regeni non chiese soldi a capo ambulanti, anzi…C’è il video dell’incontro

Giulio Regeni non chiese soldi a capo ambulanti, anzi...C'è il video dell'incontro

Giulio Regeni non chiese soldi a capo ambulanti, anzi…C’è il video dell’incontro

IL CAIRO – Non è affatto vero che Giulio Regeni chiese dei soldi al capo del sindacato degli ambulanti egiziani, Mohamed Abdallah. Al contrario, il ricercatore suggerì all’uomo che poi lo avrebbe denunciato, la possibilità di presentare un progetto per un finanziamento da 10 mila sterline in favore delle iniziative degli ambulanti.

E’ quanto emerge dal video dell’ultimo incontro tra Giulio Regeni e Abdallah. Filmato già messo agli atti dell’inchiesta romana dal 7 dicembre scorso e sul quale erano circolate controverse ricostruzioni. La stessa Procura di Roma ci ha tenuto a smentirle. Giulio Regeni propose ad Abdallah la possibilità di accedere ai fondi nonostante la legge egiziana vieti finanziamenti esteri per le organizzazioni sindacali indipendenti.

Il finanziamento, nelle intenzioni di Regeni, poteva essere erogato dalla fondazione britannica Antipode e sarebbe dovuto transitare attraverso Hoda Kamel, del Centro egiziano per i diritti economici. E ciò gli avrebbe consentito di non violare la legge del suo paese.

 

 

Eppure per il controverso capo degli ambulanti, quel ricercatore che “faceva troppe domande” era una spia. Gli ultimi sviluppi sul caso ruotano proprio attorno alla figura di Abdallah. Lui stesso ha confermato di aver consegnato il ricercatore italiano ai servizi egiziani e la magistratura del Cairo ha informato i colleghi romani.

Il nome di Abdallah come uomo vicino ai servizi era già emerso ad agosto quando fonti della sicurezza interna egiziana aveva rivelato che l’uomo aveva “visitato di frequente uno dei quartier generali” dei servizi e denunciato il giovane alla polizia a gennaio. L’uomo ha anche rivelato di aver sentito Regeni al telefono per l’ultima volta il 22 gennaio (tre giorni prima della scomparsa), registrando la chiamata e inviandola agli Interni.

La denuncia di Abdallah era nota da settembre agli inquirenti italiani. Grazie ad una cooperazione che “ultimamente” sembra aver portato i suoi frutti, con “segnali molto utili dall’Egitto”, ha detto il premier Paolo Gentiloni ricordando che in questi 11 mesi è stata seguita la “strada della fermezza e della richiesta” di collaborazione.

Dal ritrovamento del corpo del ricercatore friulano, il 3 febbraio scorso, e per i mesi successivi, la collaborazione tra Italia ed Egitto era scesa ai minimi termini, fino al richiamo dell’ambasciatore italiano al Cairo, ad oggi ancora assente. Ma a settembre c’è stata una svolta: gli inquirenti del Cairo hanno ammesso di aver indagato Giulio, proprio dopo la denuncia di Abdallah, e soprattutto hanno fornito ai colleghi romani la documentazione richiesta, fino all’ultima riunione del 7 dicembre. Incluso il video dell’ultimo incontro tra Regeni e il capo degli ambulanti.

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