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Giulio Regeni, per l’Egitto solo “una vendetta personale”

IL CAIRO – L’Egitto prova ad allontanare lo spettro “Giulio Regeni omicidio di Stato“. Il ministero dell’Interno del Cairo ha infatti diffuso un comunicato in cui si dice che Regeni sarebbe stato ucciso per una vendetta per motivi personali. Una ricostruzione che ovviamente ridimensiona fortemente le eventuali responsabilità di apparati dello Stato e riconduce la morte dello studente italiano alla volontà vendicatoria di una singola persona, per altro sconosciuta.

Una versione che l’Italia non sostiene, visto che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha parlato di “piste improbabili”.

Secondo l’Egitto le indagini avrebbero accertato che la vittima aveva numerose relazioni con abitanti del quartiere in cui viveva.

Le forze di sicurezza egiziane “lavorano intensamente per scoprire le ragioni dell’omicidio e sono impegnate ad aggiornare la pubblica opinione egiziana e italiana sugli ultimi sviluppi alla luce degli stretti rapporti bilaterali”, si legge nel comunicato del ministero dell’Interno egiziano, tanto più che “qualcuno giunge a conclusioni e riporta voci riferite da giornali stranieri senza prove e diffonde informazioni false che intralciano le indagini”. La sicurezza egiziana ha formato una squadre per esaminare il caso “attraverso un piano completo indagando sui collegamenti della vittima nei suoi sei mesi di permanenza in Egitto. La squadra sta interrogando ogni egiziano e straniero che abbia avuto contatti con Regeni per mettere insieme notizie sul caso”.

“Nonostante gli investigatori non abbiano ancora individuato i responsabili – si dice ancora nel comunicato – o le ragioni all’origine del , le informazioni raccolte danno per possibile ogni motivo, incluso l’omicidio premeditato e la vendetta”.

D’altro canto “L’Italia chiede semplicemente ad un paese alleato la verità e la punizione dei colpevoli” per la fine atroce di Giulio Regeni, torturato e barbaramente ucciso. Non ci accontenteremo di una verità di comodo né di piste improbabili, come quelle evocate oggi dal Cairo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un question time alla Camera.

Gli agenti italiani impegnati al Cairo nelle indagini sulla morte di Giulio Regeni “devono avere accesso a tutti i documenti sonori e filmati e a tutti gli atti del processo nelle mani della procura di Giza”, ha detto Gentiloni. “Il governo trasmetterà richieste specifiche su questo attraverso i canali diplomatici. Lo dobbiamo alla famiglia di Regeni e alla dignità del nostro Paese”, ha aggiunto.