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Giulio Regeni, sms: “Devo incontrare pezzo grosso”. Poi…

Pochi giorni prima di sparire Giulio Regeni, ricercatore friulano di Cambridge, scrisse ad un ex compagno di studi: "Devo incontrare un pezzo grosso. Incrociamo le dita"

IL CAIRO – Giulio Regeni, messaggio ad un ex compagno di Cambridge: “Devo incontrare un pezzo grosso. Incrociamo le dita”. E pochi giorni dopo il sequestro, le torture e la morte. 

Potrebbe ruotare intorno a quel messaggio, scritto su Messenger (l’app di messaggistica di Facebook) il motivo della scomparsa del giovane ricercatore friulano, scomparso il 25 gennaio al Cairo e ritrovato cadavere nove giorni dopo.

La notizia del messaggio viene pubblicata dalla stampa italiana, mentre l’Egitto parla di un sms inviato alle 19:41 da Giulio Regeni alla fidanzata mentre si trovava in metropolitana. Ma che la Procura di Roma non conferma.

Lo stesso Egitto smentisce che il giovane accademico sia stato arrestato da elementi appartenenti ai servizi di sicurezza, eppure le torture subite, i cui segni son evidenti sul corpo martoriato, portano dritti a quella pista, non certo ad un episodio di piccola criminalità come ha sostenuto in un primo momento Il Cairo, parlando di rapina finita male o persino (e oggi quell’ipotesi pare ancora più assurda) di incidente stradale. 

In un comunicato ufficiale il ministero dell’Interno egiziano smentisce “le informazioni pubblicate dai media occidentali secondo le quali l’accademico italiano Giulio Regeni sarebbe stato arrestato da elementi appartenenti ai servizi di sicurezza prima della sua morte”, scrivono alcuni media del Paese.

Nel mirino c’è anche il New York Times, che nel fine settimana ha rivelato nuovi drammatici dettagli sulla fine di Giulio Regeni. A sequestrarlo sarebbero stati infatti tre funzionari della sicurezza egiziana convinti che fosse una spia.

Il giovane, inoltre, non è stato solo picchiato, tanto da avere avuto sul corpo diverse fratture, unghie strappate e orecchie mozzate, ma anche torturato con delle scosse elettriche sui genitali. Tutti dettagli che portano dritto al copione seguito dai servizi in casi analoghi.

 

Regeni dava fastidio per i suoi studi e contatti con i sindacati e con esponenti dell’opposizione al regime militare di Abdel Fattah al Sisi. E forse proprio il suo rapporto sui sindacati, che avrebbe dovuto consegnare entro marzo, ha fatto paura al governo. Come ha sottolineato al quotidiano la Repubblica Khaled Fahmy, professore di storia all’American University e attualmente visiting professor ad Harvard:

“Le autorità egiziane hanno da tempo le università come obiettivo. Perché sono ossessionate dalla disseminazione di informazioni sull’Egitto e dai luoghi in cui quelle informazioni sono prodotte. Soprattutto se si tratta di ricerche di studenti stranieri.