Blitz quotidiano
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Guerra ad Isis in Iraq, i Kurdi combattendo costruiscono la propria indipendenza

MOSUL – Nella guerra all’Isis in Iraq ci potrebbe già essere un vincitore: il popolo curdo. Grazie ai blindati, all’artiglieria leggera e agli addestratori arrivati dall’Occidente, questo popolo musulmano ma non estremista, battagliero e tenace nella sua lotta per avere una patria vera, sta di fatto costruendo le proprie frontiere.

I bulldozer dei peshmerga curdi stanno lavorando tra Bartella e Tall Kayf, riferisce Giordano Stabile su La Stampa,  a circa venti chilometri da Mosul, roccaforte dell‘Isis nel Paese. Stanno costruendo un terrapieno di quattro metri a ridosso di una strada che, una volta terminata la guerra, collegherà Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno, ai territori curdi ad Ovest. E potrà segnare la nuova frontiera del Kurdistan indipendente.

Come con la caduta di Saddam Hussein, anche con la sconfitta dell’Isis i curdi sperano di avere una occasione per ottenere il proprio Stato. E questa volta senza leader politici come George Bush senior che prima promette un sostegno e poi, quando i giochi si fanno pericolosi, si tira indietro.

I confini del Kurdistan si stanno già allargando nei villaggi attorno a Mosul e a Kirkuk, presa nell’estate del 2014, quando l’Iraq stava per collassare e le bandiere nere dell’Isis sventolavano a pochi chilometri da Baghdad, ricorda La Stampa:

 

“A Kirkuk, come a Mosul, i curdi sono una minoranza, attorno al 20%: un referendum dovrà stabilire se la città vorrà far parte del Kurdistan. E tutto dovrà essere deciso da una complessa trattativa sugli assetti futuri dell’Iraq, subito dopo la distruzione del Califfato”.

Tra le migrazioni interne che hanno portato a 4 milioni di sfollati interni iracheni,  il Kurdistan è diventato l’entità irachena più solida, così come i peshmerga curdi sono tra i più seri e convinti nemici dell’Isis.

Dal 2003, sottolinea Stabile su La Stampa, Erbil ha cambiato volto. Il boom petrolifero l’ha resa una città ricca e moderna, il calo del prezzo del petrolio ha frenato la corsa, ma le prospettive restano solide. Anche perché il presidente Massoud Barzani è riuscito a stringere accordi con la nemica di sempre, la Turchia. Peccato, però, che un’alleanza con Ankara significhi dover dimenticare il sogno del grande Kurdistan immaginato nel 1020 con il Trattato di Sévres.

A Erbil, spiega Stabile, vanno con i piedi di piombo: prima il Kurdistan iracheno, poi, forse, quello siriano. Intanto, però, i curdi sono la forza più importante dell’Iraq.

 


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