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Guerre americane: bilancio in rosso, 20% vinte, 43 pareggi, nove sconfitte

ROMA – Su 64 guerre grandi e piccole negli ultimi 100 anni, l’esercito Usa ha ottenuto 12 vittorie, 9 sconfitte e ben 43 pareggi. Troppi pareggi, commenta l’ex diplomatico americano e giornalista James Hansen. Tolte anche le nove sconfitte, hanno vinto meno del 20% dei conflitti. Lo dice il Socom, il comando unificato delle forze speciali americane. Il documento delle forze speciali, che comprendono Navy Seals, Delta Force e Berretti Verdi, esamina anche i nove conflitti cui hanno preso parte gli americani negli ultimi 15 anni con la presidenza prima di Bush junior e poi di Obama: il risultato stilato in termini calcistici è di zero vittorie, due sconfitte e sette pareggi.

L’analisi si intitola “A Century of war and Gray Zone Challenges” e risale al settembre 2015 ma è stata da poco resa nota dal sito TomDispatch.com. Vengono esaminati cento anni di interventi militari americani e dei 64 conflitti considerati solo cinque vengono definiti di primaria importanza. Tre sono stati vinti, la prima guerra mondiale, la seconda e Desert Storm in Iraq nel ’91, una sconfitta, il Vietnam, e un pareggio, la guerra di Corea negli anni Cinquanta. Nella zona grigia citata nel titolo del documento ricadono i conflitti minori con un bilancio totale di nove vittorie, otto sconfitte e ben 42 pareggi.

Verrebbe da chiedersi come abbia fatto la maggior superpotenza militare mai comparsa sul globo a non avere un bilancio positivo tra tutti i conflitti nei quali ha deciso di mobilitardi.Una risposta prova a darla Alberto Negri sul Sole 24 Ore:

Qualcuno afferma che le guerre servono a far lavorare l’industria degli armamenti e a esportarli in tutto il mondo. Questa può essere una giustificazione: Stati Uniti e Russia mantengono le loro posizioni di guida come principali esportatori di armi nel periodo 2011-2015. Secondo il Sipri, l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, gli Stati Uniti sono i leader con un terzo del totale e un aumento del 27% rispetto al quinquennio precedente mentre la Russia mantiene il secondo posto con una quota pari a un quarto dell’export globale.

 

 


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