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Maxi attacco hacker negli Usa: nel mirino Marina, Visa, PayPal e i media

NEW YORK – Un maxi-attacco hacker ha colpito poco dopo le sette del mattino del 21 ottobre la costa orientale degli Stati Uniti, bloccando per quasi tre ore centinaia di siti web, tra cui quelli di molti big dei media e di internet: dal Financial Times al New York Times, da Twitter ad Amazon, passando per Spotify e Netflix. Colpiti anche alcuni dei circuiti più diffusi per i pagamenti online, come Visa e Paypal. Secondo le prime indicazioni non sarebbe stato uno paese straniero ad aver orchestrato l’attacco, ma si tratterebbe di ‘vandalismo su internet‘.

Le ondate di attacchi sarebbero state complessivamente tre: del secondo e del terzo assalto non è stata quantificata l’ampiezza, ma si sarebbero verificati nelle ore successive al primo. Un cyber-attacco in grande stile, insomma, che potrebbe costare milioni di dollari, sottolineano gli esperti. E di cui non si conoscono per il momento gli autori. Anche se i sospetti cadono ancora una volta sui pirati informatici russi, accusati da Washington di essere dietro alla gran parte degli attacchi hacker che hanno avvelenato la campagna elettorale americana.

Il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha comunque avviato un’inchiesta e sta indagando insieme agli agenti Fbi e alle agenzie di intelligence. Il blocco è durato quasi tre ore. Ad essere presa di mira la Dynamic Nework Sevices, conosciuta come Dyn, società di servizi che ha la sua sede in New Hampshire e che gestisce i server di migliaia di imprese. Il suo compito e’ di tradurre i nomi dati ai siti web (per esempio ansa.it) in indirizzi IP (internet protocol) che il web è in grado di leggere.

In pratica – spiega un esperto al Financial Times – è come se Dyn fosse la rubrica telefonica di internet: se non ci fosse, per accedere ad un sito dovremmo digitare dei numeri invece di scrivere dei nomi. Il tipo di attacco sferrato e quello che viene identificato come DDoS (Distribuited Denial of Service): attraverso l’invio di una vera e propria valanga di ‘junk data’, dati spazzatura, si crea un sovraccarico di traffico che impedisce agli utenti di accedere a un sito.

E’ quello che è successo sulla East Coast statunitense a partire dalle 7 del mattino di venerdì e fino a quasi le 10, con gran parte della rete paralizzata. Il secondo attacco – sempre secondo la Dyn – sarebbe avvenuto intorno alle 11,52 ora locale. “Continuiamo ad avere problemi”, aveva aggiunto poco dopo la società che gestisce i server di migliaia di aziende. Tra i siti presi d’assalto anche Cnn, Tumblr, Reddit ed e-Bay.

Un’offensiva quasi senza precedenti, la cui notizia si è diffusa qualche ora dopo un altro attacco hacker che preoccupa non poco Washington: quello alla portaerei Ronald Reagan in operazione di pattugliamento nelle acque del Mar Cinese meridionale. Questo episodio risale al luglio scorso ma è venuto a galla solo adesso svelato dal Financial Times che cita la società di sicurezza informatica FireEye.

Dietro ci sarebbero pirati informatici che operano dalla Cina, un gruppo che in passato avrebbe già sferrato cyber-attacchi a Usa e Vietnam. Il timore al Pentagono è che si sia cercato di rubare segreti sulle manovre militari in corso nell’area, e non solo, attraverso l’invio di e-mail infette l’11 luglio scorso: il giorno prima della controversa sentenza del tribunale dell’Aia sul Mar Cinese Meridionale. Un episodio che rischia di alimentare i già tesi rapporti con Pechino.


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