Blitz quotidiano
powered by aruba

Hacker iraniani attaccano Wall Street, banche e diga Usa

WASHINGTON – Hacker iraniani attaccano Wall Street, banche e diga Usa. Sette iraniani legati al governo di Teheran sono finiti nel mirino del Dipartimento di Giustizia americano, che li accusa di cyber attacchi contro Wall Street e contro una diga di New York, della quale hanno cercato di assumere il controllo. E’ Un’accusa pesante, ed è la prima dell’amministrazione Obama contro l’Iran in seguito a una serie di attacchi hacker negli Stati Uniti a partire dal 2011.

“Con attacchi senza sosta e sistematici” i sette hanno cercato di colpire il “libero mercato americano”, causando “perdite per centinaia di milioni di dollari” afferma Loretta Lynch, il ministro della Giustizia, presentando il caso accanto a James Comey, il numero uno dell’Fbi. “Il messaggio è chiaro: lavoreremo insieme per imporre dei costi a queste persone. Non importa dove sono, li raggiungeremo” mette in evidenza Comey.

Nessuno dei sette cittadini iraniani vive negli Stati Uniti. Sono tutti in Iran e difficilmente compariranno mai davanti alla giustizia americana. Accuse simili sono state mosse nel 2014 dal Dipartimento di Giustizia contro cinque militari cinesi, accusati di furto di segreti commerciali. Gli attacchi sono stati perpetrati contro Wall Street, prendendo di mira Bank of America, Capital One e il Nyse.

Ma gli hacker hanno cercato di assumere il controllo anche della diga che si trova a Rye, nello stato di New York. Un colpo che, se fosse pienamente riuscito, avrebbe “potuto mettere in pericolo la salute pubblica”. Gli attacchi “hanno minacciato il nostro benessere economico e la nostra capacità di competere sul mercato globale”, rincara la dose Lynch.

Nel mirino ci sono Ahmad Fathi, Hamid Firoozi, Amin Shokohi e Sadegh Ahmadzadegan, conosciuto in rete come ‘Nitrojen26’. Ma anche Omid Ghaffarina chiamato ‘PLuS’, Sina Keissar e Nader Saedi, noto come ‘Turk Server’. Gli attacchi sono stati condotti fra il 2011 e il 2013 e tutti gli accusati hanno lavorato per società di sicurezza informatica legate al governo iraniano. Le accuse arrivano otto mesi dopo l’accordo sul nucleare, che ha aperto la strada a rapporti più distesi fra Teheran e Washington, dopo 35 anni di ostilità.