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Hamas tortura e uccide suo leader: “Gay e spia israeliana”

GAZA CITY – Hamas uccide uno dei suoi leader: “Omo e spia israeliana”. Accuse rivolte contro uno dei comandanti più in vista delle Brigate Ezzedine al Qassam, il braccio armato del Movimento islamico di resistenza: Mahmoud Ishtiwi. Ma i suoi familiari, la madre, i fratelli, le due moglie e i tre figli, attaccano Hamas: “Ci avete traditi, pagherete davanti ad Allah”.

Del resto, spiega il quotidiano americano The New York Times, è l’intera famiglia di Ishtiwi che da anni combatte contro al fianco di Hamas per liberare la Palestina dagli israeliani, in particolare durante la guerriglia del 2014.

Nonostante questo, Ishtiwi è stato ammazzato in piazza con tre colpi di arma da fuoco al petto, non prima, però, di essere stato torturato. Una pena degna della sua condanna: il comandante, infatti, era stato accusato di depravazione morale, che in linguaggio islamico vuol dire omosessualità.

A pesare sulla testa di Ishtiwi c’era anche una accusa di truffa: si sarebbe infatti impossessato di alcuni fondi destinati alla propria unità. Una volta arrestato, l’uomo ha confessato quasi subito, e quella rapidità ha insospettito Hamas.

A quel punto le indagini hanno portato ad un uomo: i fondi dirottati sarebbero serviti a Ishtiwi per pagarlo per avere rapporti sessuali con lui e per assicurarsi il suo silenzio.

E dopo questa nuova accusa, già pesantissima, è arrivata quella di essere una spia degli israeliani, che lo avrebbero costretto a lavorare per loro proprio dopo aver saputo che lui era omo, ricattandolo di dire tutto se non li avesse aiutati.

Ishtiwi non è il primo jihadista ad essere ucciso dai suoi stessi compagni, ma nel suo caso a stupire è la denuncia della famiglia, che in passato ha anche ospitato e protetto il leader delle brigate Ezzedine al-Qassam, ricercato dall’esercito israeliano. Le sorelle hanno cercato in ogni modo di ottenere l’aiuto della Croce rossa, di smuovere altri leader di Hamas, ma tutto invano. Quando sono andate ad assistere all’esecuzione del fratello, sul suo corpo hanno visto la scritta, che lui stesso si era inciso, “zulum”, “vittima di una ingiustizia”.

 

 


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