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Homs, Siria: dopo sgombero ribelli la ricostruzione ricomincia dal suk

Homs, Siria: dopo sgombero ribelli la ricostruzione ricomincia dal suk

Homs, Siria: dopo sgombero ribelli la ricostruzione ricomincia dal suk

HOMS – A Homs, in Siria, si comincia a parlare di ricostruzione e si comincia dal suk, l’antico mercato coperto, nella città un tempo sacra al Dio Sole. Homs è stata ridotta in gran parte a un cumulo di rovine in 5 anni di guerra civile scatenata dal duo di Stranamore americani Barack Obama- Hilary Clinton, all’inseguimento di una vendetta contro Assad e la Siria per le sue passate collusioni con la Unione Sovietica. Ora, mentre gli ultimi miliziani, dopo anni di resistenza asserragliati nel loro quartiere roccaforte di Al Waer, vengono deportati al confine con la Turchia, nella città che fu centro del culto del Dio Sole e patria dell’imperatore romano Eliogabalo, si è cominciato a parlare di ricostruzione.

Gran parte di Homs era in rovina quando la città vecchia è stata ripresa ai ribelli dalle truppe governative, dopo un assedio di due anni e il pressoché quotidiano bombardamento. Ora, con un progetto delle Nazioni Unite, si sta cercando di ripristinare l’antico suk, nella città centrale, definita la “capitale della rivoluzione”, a causa delle enormi proteste anti regime, che scoppiarono cinque anni fa.

Vicino a piazza dell’Orologio, scenario di tanti combattimenti, gli ingegneri ispezionano le perdite dei tubi, con fili elettrici che penzolano sulla loro testa, riferisce Maher Al Mounes della Agence France Presse in una corrispondenza pubblicata dal giornale libanese Daily Star.

Il suk, costruito nel XIII sec. sotto la dinastia Ayyubidi fondata dal leggendario sovrano musulmano Saladino, fu ulteriormente sviluppato nel corso dell’epoca mamelucca e il dominio ottomano. Nel 2012 è stato sequestrato dai ribelli. Fortunatamente, hanno usato più di un campo di battaglia, motivo per cui il suk non è rimasto gravemente danneggiato. Il suk di Homs, è simile a quelli antichi e famosi di Damasco e Aleppo, anche se molto più piccolo, con circa 1.000 negozi.

E’ solo uno dei molti luoghi storici in Siria, danneggiati o distrutti nel corso del conflitto che ha visto morire più di 290.000 persone e sfollare più della metà della popolazione. La maggior parte dei negozi del suk, per ora sono abbandonati, mancano alcune serrature o porte, le pareti di alcuni sono annerite dal fuoco o colpite da proiettili o schegge. Alcuni vicoli sono bloccati dalle macerie e in altri le erbacce tentano di spuntare dai marciapiedi distrutti.

Ghassan Jansiz, un architetto di 44 anni, sta supervisionando il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite e stima che per concludere il progetto ci vorranno almeno due anni. Afferma che ci sono quattro fasi: “La pulizia, la documentazione, la ristrutturazione e la ricostruzione” e ad AFP ha aggiunto “ci troviamo nella prima fase”. “La rimozione delle macerie è un processo pericoloso, abbiamo trovato bombe ed esplosivi” ha spiegato Jansiz. “Stiamo cercando di ripristinare il suk come era 100 anni fa, e il costo dovrebbe essere di diverse centinaia di migliaia di dollari”.

Al momento, al progetto stanno lavorando circa 70 persone: prevede l’installazione di quattro porte principali, il restauro di 200 negozi e la documentazione della storia del sito. Alcuni commercianti, desiderosi di riprendere le vendite nell’antico suk, hanno già riaperto.

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