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In Sudan il governo usa le armi chimiche contro i civili, la denucia di Italians for Darfur

In Sudan il governo usa le armi chimiche contro i civili, la denucia di Italians for Darfur

ROMA – “In Sudan il governo fa uso di armi chimiche contro i civili”. Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, ha presentato il rapporto 2017 dell’organizzazione alla Commissione Diritti umani del Senato, nel quale si illustra la situazione dei conflitti nel Paese africano.

“E’ possibile parlare di una vera e propria crisi umanitaria da anni in Sudan, con cifre crudeli e dati drammatici”, ha sottolineato il presidente della commissione, il senatore Luigi Manconi, introducendo i lavori. In base agli ultimi dati Onu e Ocha, “il numero degli sfollati interni al Paese ha raggiunto la cifra di 2 milioni e 700mila persone, 300mila dal Sud Sudan a causa della grave carestia che colpisce il Paese”, ha sottolineato Antonella Napoli. Tra i documenti portati in commissione ci sono anche immagini che proverebbero l’uso di armi chimiche contro civili del Darfur. “Sono state usate armi chimiche in 32 villaggi, ci sarebbero almeno 1500 vittime”.

Nel rapporto si parla anche del Sud Sudan, dove “7 milioni e mezzo di persone su 13 milioni sopravvivono grazie all’assistenza umanitaria. Dal 2013 a oggi ci sono stati 2.2 milioni di sfollati, a causa del conflitto civile tra le maggiori componenti del Paese, cristiana e animista”, spiega ancora Napoli.

In Sudan continua “la repressione della libertà di stampa e opinione, con arresti di studenti e attivisti per i diritti umani”. Continua inoltre un “atteggiamento di ostruzionismo e persecuzione nei confronti dei cristiani: in queste ultime settimane è stato condannato all’ergastolo un missionario evangelico che stava cercando di documentare le persecuzioni”.

“Le armi chimiche sono l’unica soluzione per distruggere le nuove generazioni, per questo vengono usate dal governo, non per combattere le opposizioni che non sono presenti nei villaggi”, accusa Ismail Mohammed, rappresentante del Sudan Liberation Movement in audizione alla commissione.

Nel corso dell’audizione sono state mosse critiche all’accordo tra le polizie italiana e sudanese dell’estate del 2016 per rimpatriare i migranti: “La gente attraversa il deserto e il mare per venire in Italia, lo fa perché deve scegliere se vivere umanamente oppure no. Bisogna risolvere il problema alla radice, nel Paese”, ha aggiunto Mohammed.

Sul tema duro il commento di Manconi: “Nessun dato definisce sicuro il Sudan e quindi vengono respinte persone che torneranno in un Paese dove la loro incolumità non è assicurata. A questo si aggiunge il fatto che assistiamo a respingimenti collettivi e già in questo c’è una violazione gravissima dei diritti fondamentali”, ha dichiarato.

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