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India, Gianluca Fidanza arrestato per terrorismo: aveva un telefono satellitare vietato

India, Gianluca Fidanza arrestato per terrorismo: aveva un telefono satellitare vietato

India, Gianluca Fidanza arrestato per terrorismo: aveva un telefono satellitare vietato

NUOVA DELHI – Un italiano è stato arrestato e portato in carcere in India con l’accusa di terrorismo. Protagonista dell’incubo è Gianluca Fidanza, vicesindaco di Comerio in provincia di Varese, che è stato liberato grazie all’intervento dell’ambasciata italiana. Fidanza aveva portato con sé un telefono satellitare nella regione di Ladakh, dove è vietato,  e per questo è stato sospettato di terrorismo e arrestato proprio mentre stava arrivando all’aeroporto di Nuova Delhi per tornare in Italia.

Federica Lucchini sul quotidiano La Prealpina scrive che Fidanza, 49 anni,  aveva acquistato il telefono satellitare per restare in contatto con la famiglia, ma al momento della partenza si è ritrovato le autorità davanti che lo hanno accusato di terrorismo:

“Era giunto in quella regione affascinante dell’India tra l’Himalaya e il Karakorum per un giro organizzato da un’associazione francese. Per mantenersi meglio in contatto con la famiglia e avere notizie del figlio che aveva subito una lieve frattura alla clavicola, aveva acquistato un satellitare di seconda mano, in quanto i normali cellulari in quella regione non funzionano.

Poi, e questa è una beffa, quell’apparecchio non l’aveva mai usato, essendo riuscito a comunicare tramite WhatsApp. Purtroppo però al ritorno, giunto all’aeroporto della capitale indiana è cominciato il terrore: al controllo doganale, mentre gli oggetti personali passavano sotto lo scanner, era stato immediatamente individuato il cellulare satellitare, vietato nella regione del Ladhak, considerata a rischio terrorismo islamico”.

Fidanza è stato interrogato per ore in carcere dagli agenti dei servizi segreti indiani, come lui stesso ha raccontato al quotidiano:

“«Mi sembrava di vivere in un sogno, in una dimensione che non so più neanche ricostruire, tanto ero terrorizzato. Avevo un’enorme paura. I poliziotti mi hanno sottoposto a sei ore di interrogatorio. Tra di loro erano presenti anche due agenti dei servizi segreti indiani. Mi hanno detto che ero accusato di un crimine grave, quello di violazione della legge sulla comunicazione». Poi lo hanno portato in cella, accanto ad altri tre personaggi, e si è sentito perduto.

«Mi sentivo morire – continua – e pensavo solo a se avrei mai mai potuto rivedere mia moglie e i miei figli»”.

Solo l’intervento dell’ambasciata italiana ha risolto la situazione e il vicesindaco Gianluca Fidanza è stato rilasciato e ha affrontato il processo

“«Non saprò mai come ringraziare il console e l’ambasciatore per l’enorme aiuto e il sostegno morale che mi hanno dato: si sono fatti carico del mio caso, sono stato affidato alla loro custodia e ho potuto alloggiare in una guest-house di Nuova Delhi, in attesa del processo in tribunale, dove mi è stato affidato un avvocato. Il giorno seguente, il giudice al termine dell’udienza mi ha dato una scelta: stare in prigione da tre a sei mesi e tornare a casa con il cellulare, oppure pagare una cauzione di mille rupie, pari a trentuno euro, dopo aver scritto una lettera di scuse alla Repubblica Indiana, rinunciando al cellulare, naturalmente confiscato. Quando mi è stato dato il foglio di scarcerazione – conclude – mi sono veramente reso conto di quanto sia preziosa la libertà»”.

 

 

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