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India, lei si rifiuta di sposarlo: lui la uccide gettandole acido. Condannato a morte

MILANO – Nelle stesse ore in cui Reshma Qureshi, sfigurata dall’acido a 17 anni, sfilava sulle passerelle della settimana della moda di New York, nel suo Paese, l’India, veniva emessa una sentenza storica: un uomo accusato di aver ucciso una donna gettandole addosso dell’acido veniva condannato a morte.

Ankur Panwar, manager di un el, è stato giudicato per aver ucciso con l’acido la vicina di casa Preethi Rathi, ‘colpevole’ di aver rifiutato la sua proposta di matrimonio. Un omicidio avvenuto alla luce del sole, in una stazione di treni a Mumbai nel 2013, proprio nell’anno in cui la Corte Suprema Indiana, prendendo atto della strage di donne a causa degli attacchi con l’acido, chiedeva leggi più stringenti. Adesso, tre anni dopo, per Panwar è arrivata la sentenza. Una condanna tardiva che però è uno spartiacque vero e proprio, e che apre la strada quanto meno ad una presa di coscienza da parte del mondo indiano della gravità di questi attacchi.

Preethi aveva solo 23 anni. Si era trasferita a Delhi per lavorare come infermiera nell’esercito. Al processo per il suo assassinio erano presenti il padre e il fratello. E non è un dettaglio di poco conto, se si considera che in India spesso le donne vittime di attacchi con l’acido sono considerate colpevoli. E’ il famoso “se la sono cercata, qualcosa devono aver fatto per meritarselo”. Tanto che chi sopravvive non di rado viene ripudiata dalla sua stessa famiglia.  

Preethi è stata aggredita e non è sopravvissuta: è morta un mese dopo il ricovero in ospedale. Nella sfortuna Reshma è stata fortunata. E’ stata sfregiata con l’acido dal cognato per aver difeso la sorella che lui picchiava, ma è non è stata uccisa. E lei ha deciso di partire da quel che le è accaduto per far conoscere il fenomeno, se così si può definire, degli attacchi con l’acido al mondo intero, e per chiedere al governo indiano che l’acido non venga venduto nei normali negozi “come un comune rossetto”, recita la sua campagna di sensibilizzazione.

In India i dati ufficiali parlano di 300 attacchi con l’acido all’anno, ma i dati reali sono sicuramente più alti. Gli aggressori spesso restano impuniti. Ma la sentenza di oggi può dare qualche speranza.

 

 


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