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Indonesia, cristiana di 60 anni condannata a 30 frustate

JAKARTA – Indonesia, donna di 60 anni condannata a 30 frustate con la canna di bambù per aver venduto un liquore locale. E’ accaduto nella sempre più islamica e islamista provincia di Aceh. Ma questa volta, per la prima volta, ad essere stata condannata non è stata una donna musulmana, bensì una cristiana.

Il caso di Remita Sinaga, questo il nome della donna, è emblematico perché racconta l’islamizzazione della provincia indonesiana, l’unica del Paese ad applicare la sharia, ovvero la legge islamica, dal 2005, in seguito ad un accordo di pace fra Jakarta e il Movimento per la liberazione di Aceh (Gam), gruppo separatista islamico.

Tra le leggi previste, ricorda AsiaNews, ci sono la bastonatura pubblica per gli omosessuali, i giocatori d’azzardo, i bevitori d’alcol e coloro che hanno rapporti extramatrimoniali. Le donne, poi, non possono indossare jeans e gonne attillate, viaggiare cavalcioni a bordo di motocicli e ballare in pubblico, perché “alimentano il desiderio” (gli uomini, evidentemente, vengono paragonati ad animali che non sanno trattenersi). Vietato, poi, festeggiare il San Valentino, come accade anche in altri Paesi di rigida osservanza islamica.

La fustigazione di Remita è avvenuta in una pubblica piazza, come spesso in questi casi, davanti a circa mille persone che guardavano e scattavano fotografie con i propri smarpthone, come se fossero davanti ad uno spettacolo.

Fausto Biloslavo sul quotidiano Il Giornale racconta alcuni precedenti analoghi:

Il primo marzo una ragazzina di 19 anni è stata frustata assieme al fidanzato di 21, colpevoli di essersi frequentati prima del matrimonio. In dicembre la studentessa universitaria, Nur Elita, con un velo rosa sulla testa piangeva ed il suo volto era segnato da smorfie di dolore mentre arrivavano le frustate. Pure lei è colpevole di essersi innamorata senza sposarsi. Ad ogni frustata la folla esultava davanti alla moschea Baiturrahim. La punizione è stata inflitta anche ad un uomo invalido, che si trascinava sulle stampelle.

Ieri è trapelato che due turisti tedeschi sono stati fermati per diverse ore, rei di aver osato andare in spiaggia in costume da bagno. All’arrivo degli agenti si erano già rivestiti, ma sono finiti lo stesso in commissariato. «Indossare un bikini sulla spiaggia è chiaramente una violazione del decreto che impone sia ai musulmani, che ai non musulmani di osservare la sharia», secondo il capo della polizia di Lhokseumawe.


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