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Iraq, ragazze cristiane rapite da miliziani Isis: riescono a fuggire dopo giorni

LONDRA – Quattro ragazze cristiane, sono sfuggite per miracolo all’Isis. Quando i miliziani sono entrati in casa, Monaly Najeeb ed altre sei ragazze erano nascoste sotto ai propri letti, racconta in un articolo il Daily Beast. Una mitragliatrice le aveva svegliate alle 4 di mattina, provocando nel gruppo delle giovani attimi di terrore devastante: si erano nascoste come potevano, pregando che i miliziani non entrassero in casa. I guerriglieri, però, sono andati la cucina, mangiato, e poi si sono diretti nella camera da letto, dove Monaly e le sei ragazze cercavano di mettersi al riparo. All’improvviso, uno degli uomini si è seduto sul letto, proprio quello sotto il quale era nascosta Monaly.

I terroristi avevano fatto un raid nella città di Kirkuk, a 90 miglia da Mosul, dove coalizione e forze irachene avevano appena iniziato la più grande operazione di contrasto all’Isis. Con la perdita di ampie fasce dei territori, l’Isis ha allora praticato una tecnica familiare: ha concentrato l’attenzione su una zona più vulnerabile, lontano dai principali campi di battaglia. Kirkuk, poco lontana da Mosul ma abbastanza vicina per una roccaforte.

Cominciarono così tre giorni di terrore e violenza per la gente di Kirkuk, con dozzine di cadaveri che giacevano per le strade. Ma il peggio doveva arrivare: una fazione si stava facendo strada n i dormitori universitari, realizzati dalla chiesa caldea per gli studenti cristiani.

Rand Leith, 21 enne, studentessa universitaria, era insieme alle sue compagne di studio quando cominciarono a esplodere i colpi di arma da fuoco, che durarono per tutta la notte; Rand, per cercare aiuto, decise così di apettare il mattino. Mentre era affacciata alla finestra, vide un uomo in divisa e stava per gridare nel disperato tentativo di chiedere aiuto, ma qualcosa la fermò. “Dio mi ha chiuso la bocca, perché capimmo subito che si trattava dell’Isis”. Gli spari continuarono per tutto il giorno e la notte seguente, fino a che le forze irachene non riuscirono a liberare le ragazze.

Monaly, non riesce invece a spiegarsi come i miliziani non abbiano trovato lei e le sue compagne. “E’ stato un miracolo che non ci abbiano viste” ha detto. La ragazza non ricorda molto dell’accaduto, ma ricorda che sperava che il telefono non le squillasse. Ricorda, però, un uomo che diceva agli altri di abbandonare la casa. Tutti i guerriglieri uscirono, tranne uno, che era stato ferito e aveva bisogno del bagno. La ragazza, che nel frattempo era in contatto telefonico con la polizia, ha aspettato le istruzioni su come agire. La polizia affermò che non era sicuro entrare in casa e che avrebbero dovuto abbandonare l’appartamento una per volta, dalla porta sul retro. Monaly si è offerta volontaria e si è allontanata per prima.

“Ero pronta, qualcuna doveva iniziare. Non pensai a nulla, uscii e basta”. Monaly è corsa verso la porta sul retro, dove l’aspettava un militare iracheno. Una dopo l’altra, anche le altre sei hanno lasciato la casa. “Quando ho visto il poliziotto, mi sono sentita rinascere”, ha raccontato in seguito.

Poco dopo la fuga, il militante ferito rimasto in bagno ha fatto esplodere un ordigno suicida. Il governatore di Kirkuk, Najmaldin Karim, ha spiegato ai media locali che l’Isis come obiettivo aveva quello di prendere in ostaggio le studentesse cristiane. Quando alla mamma di Monaly è stato chiesto come sia stata possibile l’incredibile fuga ha risposto:

“E’ stato un miracolo e la mano di Dio le ha aiutate a scappare da quell’inferno”.


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