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Irma grande come mezza Italia e peggiore da 80 anni. Uragani sempre più forti, veloci e vicini

Irma grande come mezza Italia e peggiore da 80 anni. Uragani sempre più forti, veloci e vicini

Irma grande come mezza Italia e peggiore da 80 anni. Uragani sempre più forti, veloci e vicini (foto Ansa)

ROMA – Irma grande come mezza Italia se lo guardi dal satellite. Irma il peggior uragano da 80 anni. Irma che colpisce 37 milioni (37 milioni!) di umani. Irma che è un anello della catena di uragani del 2.o17. La catena con più anelli dal 2.010: Franklin, Gert, Harvey…Irma è il quarto uragano, in formazione José, il quinto.

Irma che colpisce con venti a 300 km l’ora. Irma che spiana e devasta i Caraibi che anche centinaia di migliaia di italiani conoscono. Saint Martin, l’isola dove si atterra se si decolla dalla Francia o dall’Olanda partendo per una vacanza, Saint Martin mezza francese e mezza olandese dove la moneta è l’euro, l’aeroporto cui si arriva sfiorando letteralmente la spiaggia. Saint Martin pezzo d’Europa ai Caraibi Irma l’ha calpestata.

E così l’isola che sta di fronte, Anguilla. Dove tutto è simil Usa, dalla moneta agli store. Anguilla chiamata così perché isola sinuosa nella conformazione spianata dall’uragano con i suoi alberghi e resort di lusso e le sue case mezzo old england e mezzo cittadina americana.

Stessa sorte per S. Barth, una sorta di capri caraibica: boutiques, chef, turismo d’elite, aeroporto che atterri con un tuffo dalla montagna. Stesso trattamento Irma ha riservato e sta riservando ad Antigua, Barbuda e alla carica di polo isola di Puerto Rico. Qui città, insediamenti, anche slum. Irma spiana tutto. Come ha spianato i paesaggi meravigliosi delle Isole Vergini, metà Usa, metà Gb. Isole stupende, il canale di Francis Drake, isole che ci metteranno anni a tornare splendide come prima.

Come va a spianare parte, non si sa quanta, della Florida. Miami Beach, ordine di evacuazione e governatore che dice alla popolazione: “Andatevene davvero, le case distrutte si possono ricostruire, le vite perdute no”. La Florida in cui tornano le unità specializzate in soccorsi che hanno appena operato in Texas dove altra tempesta ha colpito.

Irma, uragani sempre più forti quanto a intensità e capacità di distruggere. Sempre più grandi quanto a estensione. Sempre più veloci e soprattutto sempre più ravvicinati tra loro. Non è un caso e non è inspiegabile. La natura parla un linguaggio chiarissimo. E gli umani sono stati avvertiti da tempo. Da altri umani. L’intensificazione di potenza e frequenza di uragani e fenomeni di clima estremo sono stati abbondantemente previsti e la previsione è stata abbondantemente divulgata.

Sappiamo da tempo che il clima andrà sempre peggio e arrivano sempre più conferme alle previsioni. Sappiamo si scalda il pianeta, meno ghiaccio ai poli, meno ghiacciai, anni ed estati gli ultimi dieci che concentrano in una sola decade i più caldi da due secoli.

Sappiamo che Irma e i suoi fratelli laggiù e quel che accade in queste settimane in Asia (inondazioni) e quel che sale da noi o in Australia (siccità e crisi idrica) non sono casi fortuiti. Sappiamo sono la catena del clima che cambia in peggio. Ma non riusciamo politicamente, economicamente, socialmente e culturalmente a guardare quel che succede con in volto e nella testa altro che uno stupore ebete.

La nostra impotenza rassegnata o fatalistica è in realtà copertura di ciò che facciamo: deforestazione, inquinamento mari, combustibili fossili. L’unico nostro comportamento in cui riscontrare una qualche razionalità è quello per cui speriamo che il disastro climatico e quindi l’invivibilità o quasi di gran parte del pianeta tocchi ai nostri nipoti o pronipoti. Noi speriamo che ce la caviamo e di loro ce ne freghiamo e al diavolo nipoti e pronipoti e post pronipoti se pensare a loro ci costa soldi o fastidio. Meritiamo, ci stiamo pienamente meritando tutti gli Irma del mondo.

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