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Isis, Al Baghdadi in paranoia: dorme nei tunnel col giubbotto esplosivo e…

MOSUL – Pare che Abu Bakr al-Baghdadi, leader Isis, sia diventato paranoico: convinto che anche i suoi uomini più fedeli potrebbero tradirlo, dormirebbe in un tunnel indossando un giubbotto esplosivo.

L’artefice del terrore, l’autoproclamato Califfo, nascosto in una Mosul sotto assedio continua a mandare i jihadisti alla morte nella battaglia per la conquista della città, secondo un informatore.
Ma la paranoia all’interno dei vertici del gruppo continua a crescere, ci sono state decine di esecuzioni con l’accusa di spionaggio. Più di 50 uomini sono stati annegati dopo che la loro sim ha svelato che stavano contattando le forze della coalizione, riporta il Daily Mail.

L’informazione, arriva dopo che una persona all’interno di Mosul ha iniziato a inviare sms all’intelligence militare irachena a Baghdad. Baghdadi “è fuori controllo” ha scritto in un messaggio, che risale ai primi di novembre, un informatore all’interno della città, che è in contatto con il gruppo ma non ne fa parte. “Ha limitato i suoi movimenti e trascura il suo aspetto”, dice il messaggio, “vive in un sotterraneo, in un tunnel che si apre a diverse aree. Non dorme senza il giubbotto esplosivo così, se catturato, lo farà esplodere”.

L’sms, visto dalla Reuters, è uno dei tanti che descrive ciò che sta accadendo all’interno dell’Isis quando soldati curdi, iracheni e americani hanno iniziato la battaglia per riconquistare la roccaforte di Mosul.

I messaggi, insieme a interviste ad alti funzionati curdi e guerriglieri Isis recentemente catturati, offrono un quadro dettagliato del gruppo terrorista e delle condizioni del suo leader, in quella che potrebbe essere l’ultima resistenza in Iraq. Un sms descrive il gruppo e il leader ancora pericolosi ma al contempo “sequestrati” dal loro stesso crescente sospetto e dalla paranoia.
Baghdadi, è diventato molto sospettoso nei confronti di persone a lui vicine. “Prima, a volte ci scherzava ma ora, non più”, è scritto in un messaggio.

La Reuters ha verificato l’identità dell’informatore che ha inviato gli sms all’intelligence militare irachena, ma l’agenzia di stampa non ha potuto confermare le informazioni contenute nei messaggi. Il quadro che emerge corrisponde all’intelligence citata da due funzionari curdi, Masrour Barzani, capo del Consiglio di Sicurezza del Governo Regionale del Kurdistan (KRG) e Lahur Talabany, a capo della lotta al terrorismo e direttore dell’agenzia di intelligence KRG.
Talabany e altri capi dell’intelligence, hanno detto che contro l’Isis, la coalizione militare sta facendo progressi lenti ma costanti.

La coalizione, all’interno di Mosul, ha informatori e residenti che forniscono una sorveglianza basata su sms o telefonate dalla periferia della città. Alcuni degli informatori hanno le famiglie in Kurdistan che paga il KRG.

I curdi ritengono che l’attacco militare contro Mosul, che ha avuto inizio il 17 ottobre, stia alimentando paura e diffidenza nell’Isis. In breve tempo, affermano, l’ossessione del gruppo di eliminare chiunque possa tradire, sarà d’aiuto alla difesa di Mosul.

Il numero di esecuzioni è un chiaro segno che l’Isis sta cominciando a sbagliare, ha detto Karim Sinjari, ministro degli interni e della difesa con il KRG, che controlla la zona curda nel nord dell’Iraq. “Inoltre, molti tra le milizie irachene locali non hanno la “forte vocazione al martirio dei jihadisti”. “La maggior parte degli islamisti che combattono fino alla morte sono stranieri, ma il numero in prima linea è diminuito, poiché in battaglia vengono uccisi o muoiono negli attacchi suicida”.

Barzani ha detto che la crescente paranoia ha spinto Baghdadi e i suoi luogotenenti a muoversi molto, affievolendo ulteriormente la capacità del gruppo a difendere la città. Baghdadi, secondo Barzani, “sta utilizzando strategie diverse per nascondere e proteggere se stesso. Cambio di posizione, modi alternativi per viaggiare, vivere in posti diversi, utilizzare modi diversi per comunicare”.

Se la coalizione militare non allontanerà l’Isis da Mosul, affermano i funzionari curdi, probabile che il gruppo fugga in Siria, mettendo in atto attacchi suicidi e altre tattiche di guerriglia. Da sempre l’Isis è paranoico: la sua regola in Siria e in Iraq è fare affidamento su una vasta rete di intelligence che utilizza per spiare anche i funzionari. Ma la paranoia sembra aver raggiunto nuovi livelli, il sospetto è cresciuto ben prima che le truppe governative iniziassero, metà ottobre, a circondare Mosul.

Attualmente, possedere una Sim o qualsiasi forma di comunicazione elettronica, equivale a morte certa, secondo i residenti nelle aree Isis. L’Isis, si basa anche su una rete di informatori costituita da bambini, la cosiddetta ashbal al khilafa o “cuccioli del califfato“, che origliano, scoprono informazioni da altri ragazzi sui loro padri, fratelli e le loro attività. “In ogni strada ci sono uno o due ashbal al khilafa che spiano gli adulti”, afferma Hisham al-Hashemi, un consigliere del governo iracheno ed esperto dell’Isis.

“L’enorme rete di informatori fa male anche all’Isis”, secondo Lahur Talabany, capo della lotta al terrorismo per il KRG. “Sopraffatto da informazioni, il gruppo sta dedicando molta della sua energia nei confronti della sua gente invece che sui suoi nemici. Il che alimenta ulteriormente la paranoia”.

“Un agente infiltrato nel gruppo terroristico mi ha detto che Baghdadi ha carisma, ha collegamenti, ma che è una copertura. Sono i comitati intorno a lui che prendono le decisioni principali, anche militari”, afferma Talabany alla Reuters. “Contro Baghdadi, ci sono regolari trame interne”, prosegue. “Fino a pochi mesi fa”, dice Talabany, “c’era una talpa all’interno del cerchio ristretto di Baghdadi: un comandante Isis che un tempo apparteneva ad Al-Qaeda”. “Era un curdo nato a Hawija“, afferma il capo dei servizi segreti curdi rifiutando di fare il nome dell’uomo. “Era tra i miei detenuti. L’ho rilasciato un anno prima che arrivasse Daesh (ISIS)”.

L’agente infiltrato ha detto a Talabany di aver incontrato Baghdadi un paio di volte e stava tramando per uccidere il leader ma prima che potesse agire, l’Isis ha scoperto che era un agente. Pochi mesi fa, dice Talabany, è stato giustiziato pubblicamente.

I metodi brutali del gruppo sono stati raccontati in una rara intervista a due combattenti Isis catturati la scorsa settimana. La Reuters li ha incontrati in un compound antiterrorismo curdo a Sulaimaniya. Presenti all’intervista un funzionario dell’intelligence curda e un interrogante che non hanno tuttavia interferito.

Ali Kahtan, 21, è stato catturato dopo aver ucciso cinque combattenti curdi ad una stazione di polizia, sequestrati dall’ ISIS nella città di Hawija. La sua militanza à iniziata a 13 anni, è diventato “un membro di al Qaeda e poi si è unito all’ISIS quando un amico gli fornì lezioni religiose e l’addestramento militare in una moschea a Hawija. La formazione, ha detto, prevedeva di imparare a usare la mitragliatrice e la pistola. Agli allievi era mostrato come tagliare la gola di una persona con una baionetta da un AK-47.

Kahtan ha detto che un anno fa, un emiro locale, gli ordinò di sgozzare i cinque combattenti curdi. L’emiro, mentre il giovane eseguiva l’ordine, era accanto a lui, ha affermato.
“Li ho uccisi uno dopo l’altro con un coltello, una lama Kalashnikov. Non ho provato nulla. Ho ripulito tutto e tornato a casa ho cenato con i miei genitori”.

Kahtan ha affermato che i combattenti ISIS non parlano più di prendere Baghdad ma sono concentrati esclusivamente su Mosul e su come reclutare più combattenti per proteggerla.

Il secondo detenuto, Bakr Salah Bakr, 21 anni, catturato mentre si preparava a effettuare un attacco suicida nel Kurdistan, ha detto che l’Isis inizialmente ha cercato di reclutarlo attraverso Facebook, affinché si unisse nella lotta a Mosul. Sono disperati per i combattenti iracheni, ha affermato, in quanto l’afflusso di combattenti stranieri si è bloccato dopo che la Turchia, un anno ha iniziato a chiudere i confini.

I funzionari dei servizi segreti iracheni pensano che Baghdadi non si trovi a Mosul, ma nel distretto di al-Ba’aj, una cittadina beduina sul bordo della provincia di Ninive, che confina con la Siria. Ba’aj ha una popolazione di circa 20.000 abitanti ed è dominata da estremisti fedeli all’Isis.

L’area è molto fortificata, con lunghe gallerie costruite dopo la caduta di Saddam, quando la città divenne un punto di sosta per il contrabbando di armi e volontari dalla Siria in Iraq.
Anche se Mosul e Baghdad dovessero cadere, ha detto il capo curdo dell’antiterrorismo Talabany, l’ISIS è probabile che persista. “Ci saranno attacchi suicidi all’interno del KRG, delle città irachene e altrove”.

Il capo della sicurezza, Barzani, afferma che “La lotta contro l’Isis sarà lunga. Non solo da un punto di vista militare, ma anche economicamente, ideologicamente”. Barzani, figlio del leader curdo veterano e presidente del KRG, Masoud Barzani, ha stimato che ci sono circa 10.000 kamikaze ISIS in Iraq e in Siria.

“E’ arrivato un primo gruppo consapevole di andare incontro alla morte e poi un secondo. sempre in prima linea, nello stesso posto dove sono stati colpiti gli altri”, afferma, “Vedono arti e organi ovunque, sanno che moriranno ma non cedono. Nel morire per la loro causa vedono una vittoria”.