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Isis: “Colpire chiese”. Appello un anno prima di Rouen

ROUEN – L’attacco in chiesa? L’aveva chiesto l’Isis un anno fa, quando il sedicente Stato islamico aveva lanciato su Dar Al-Islam, rivista propagandistica in francese, l’ordine di colpire chiese. Ora quella richiesta sembra essersi esaudita con il becero attentato nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray. Un appello che sembra essere stato raccolto proprio dai due giovani attentatori che martedì hanno sgozzato padre Jacques Hamel.

L’attacco nella chiesa di Rouen, i simboli del cristianesimo violati e la barbara uccisione del parroco hanno fatto salire ai massimi livelli l’allerta anche in Italia: negli apparati di sicurezza e d’intelligence non sfugge che le chiese e i luoghi di culto nel nostro paese, per la loro enorme valenza simbolica, siano fin dall’epoca degli attentati alle torri gemelle degli obiettivi ad altissimo rischio, sempre al centro dei proclami dei terroristi dell’Is e, prima di loro, di quelli di Al Qaeda. Lo stesso ministro dell’Interno Angelino Alfano ha condannato l’attentato e ha assicurato l’impegno “per garantire ogni giorno la massima sicurezza possibile”.

Per questo le informazioni in arrivo dalla Francia sono state oggetto di diverse valutazioni al Viminale ed è probabile che siano al centro della prossima riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), con l’obiettivo di capire se sia opportuno rivedere le misure di sicurezza già in atto da mesi. Allo stato si è comunque optato per lasciare invariato il dispositivo, sostanzialmente per due motivi.

Il primo è che dalla strage di Parigi nel novembre scorso, l’Italia ha già portato l’allerta a livello 2, vale a dire il massimo: dopo ci sono soltanto le misure che scatterebbero in caso di attentato. Il secondo motivo è che un provvedimento ad hoc per i luoghi di culto è già in vigore ed è quello scattato con l’inizio del Giubileo, l’8 dicembre scorso. Un piano che prevede percorsi dedicati, metal detector agli ingressi, controlli capillari, bonifiche continue, militari a presidiare le chiese e agenti in borghese tra la folla.

Una serie di misure che non riguardano solo le principali basiliche romane, il Vaticano e piazza San Pietro, ma anche le centinaia di luoghi di culto sparsi per l’Italia, dal Duomo di Milano a San Marco a Venezia, dalla chiesa di San Petronio a Bologna – già nel 2002 obiettivo di un progetto d’attacco da parte di presunti terroristi islamici per via di un affresco raffigurante Maometto avvolto tra le fiamme – fino al santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo e alla basilica di Assisi.

D’altronde sono gli stessi terroristi a non far mistero delle loro intenzioni: in rete sono centinaia i video e le immagini di San Pietro in fiamme, la basilica ridotta in macerie o con la bandiera del Califfo innalzata sull’obelisco. E più volte lo stesso leader dell’Is Al Baghdadi, ha minacciato i ‘crociati': “prenderemo Roma”. Ecco perché dei circa 120-130 warning che ogni mese vengono valutati dell’intelligence, diverse decine riguardano proprio i luoghi di culto. Alert che vengono attentamente verificati, come ad esempio quello arrivato all’indomani della strage del Bataclan: l’allarme salì a livelli altissimi in seguito ad un’informativa Usa nella quale venivano indicati San Pietro e il Duomo di Milano come obiettivi. L’attenzione è dunque molto alta, ribadiscono fonti di antiterrorismo e intelligence, ed è per questo che il dispositivo di sicurezza resta “fluido” e pronto a subire modifiche.

Dopo gli attentati di Istanbul e Nizza sono inoltre state inviate ai questori e ai prefetti circolari che, pur non riguardando in maniera specifica i luoghi di culto, invitavano da un lato ad una “accurata e reattiva attività di osservazione, vigilanza e controllo” per individuare “mezzi, persone e situazioni anomale”. E dall’altro a “rivisitare” i piani e a “riqualificare” gli obiettivi, valutando la possibilità di creare “zone di rispetto e prefiltraggio”. Zone che valgono per i concerti e per i luoghi di culto.

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