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Isis, esercito Iraq entra a Mosul: battaglia finale col Califfato

MOSUL – L’esercito iracheno ha sfondato il fronte orientale ed è entrato a Mosul. Lo ha annunciato il generale Wissam Araji, dei servizi anti-terrorismo iracheni addestrati dagli Usa, citato dalla Reuters. Il generale afferma che le truppe sono adesso nel quartiere orientale di Karama. Contattato telefonicamente a Baghdad, il generale iracheno Mohamad ha confermato all’Ansa che le truppe sono entrate in città attraverso Gagjali, il primo sobborgo ad est del centro della capitale del Califfato.

Gli attivisti anti Isis di Mosul confermano che gli iracheni “sono a Gagjali, nella zona est” della roccaforte jihadista. “I miliziani dell’Isis si stanno sparpagliando lungo la linea difensiva orientale verso al-Karama, e si barricano nelle case dei civili. Hanno imposto il coprifuoco”. E’ quanto si legge su un account collettivo di attivisti, considerato il più affidabile da due anni a questa parte, da quando Abu Bakr al Baghdadi ha conquistato la città eleggendola a capitale del Califfato. La zona occidentale “è calma ma la gran parte dei negozi hanno chiuso”.

Il premier iracheno Haidar al Abadi ha lanciato un ultimatum agli uomini del Daesh: “Arrendetevi o morirete”. Abadi lo ha annunciato nel corso di una visita alla città di Shura, 35 km a sud di Mosul, strappata nei giorni scorsi all’Isis. “Le forze di liberazione irachene – ha aggiunto Abadi – taglieranno presto la testa del serpente a Mosul: il resto delle sacche di Daesh saranno indebolite e saremo in grado di spazzarle via rapidamente”. Abadi ha anche fatto appello ai civili di Mosul perché rimangano nelle loro case durante la battaglia.

Intanto le notizie sull’ingresso delle prime truppe governative irachene alla periferia di Mosul, accelerano le speculazioni su come l’intera regione in parte dominata dall’Isis verrà spartita dalle forze locali e regionali che partecipano all’offensiva, non senza forti tensioni tra loro.

Andrea Glioti, esperto di Iraq per la rivista di geopolitica Limes, spiega: “I curdo-iracheni, sostenuti dalla Turchia, sembrano intenzionati ad annettersi di fatto gran parte della piana di Ninive, a nord e est di Mosul”. “Mentre la città liberata potrebbe diventare il capoluogo di una regione autonoma sunnita che si estenderebbe fino al confine con la Siria”.

Glioti precisa che è ancora presto per tracciare linee definitive delle future zone di influenza, ma le dinamiche in corso sul terreno indicano una graduale rivalità tra le forze in campo: “Il nodo più difficile da sciogliere sarà l’ostilità tra milizie sciite filo-governative dell’area di Tellaafar, a ovest di Mosul, e le forze vicine ad Ankara”. L’esperto ricorda le ricorrenti tensioni tra il governo turco e quello iracheno, alleato dell’Iran.

Attualmente, spiega l’analista di Limes, i Peshmerga curdi spingono da est e da nord-est, coordinati con le forze turche stanziate nella base di Bashiqa. A ovest ci sono le milizie sciite che sono pronte a sferrare l’offensiva su Tellaafar, la retrovia di Mosul jihadista. E da sud, prosegue Glioti, spingono invece le forze governative che – secondo l’accordo mediato dagli Stati Uniti tra Baghdad, Erbil e Ankara – dovrebbero avere il diritto di entrare per prime a Mosul “liberata”.

In questo quadro è probabile che gli interessi del governo iracheno entrino in contrasto con quelli delle comunità sunnite di Mosul e di altre regioni ostili al governo filo-iraniano di Baghdad. “I leader sunniti di Mosul, che lottano contro l’Isis, hanno già espresso il desiderio di separarsi come regione autonoma da Baghdad”. Secondo Glioti, questa ipotetica regione a maggioranza sunnita potrebbe allungarsi fino alla turbolenta provincia di al Anbar, al confine con la Siria. La zona è attualmente dominata dall’Isis, in particolare attorno al valico frontaliero di Qaim, che gode della profondità territoriale con le città siriane lungo l’Eufrate: Dayr az Zor e Raqqa, entrambe roccaforti jihadiste in Siria.

L’Isis appunto: se dovesse cadere Mosul, spiega ancora l’analista di Limes, “l’Organizzazione dello Stato islamico dovrebbe ripiegare verso sud-ovest, sperando di raggiungere la Siria e dovendo aggirare l’ostacolo delle milizie sciite di Tellaaffar, lungo l’asse stradale Mosul-Raqqa”.


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