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Isis, famiglia reporter Usa decapitato fa causa a Siria

WASHINGTON – La famiglia di Steven Sotloff, il reporter americano decapitato dall’Isis, ha fatto causa al governo siriano. Nella citazione presentata davanti alla corte federale di Washington si sostiene che il governo di Assad ha fornito supporto ai militanti del Califfato che uccisero il giornalista. La famiglia Sotloff chiede un risarcimento record di 90 milioni di dollari. 

Steven Sotloff, 31 anni, rapito nell’agosto 2013 fu decapitato il 2 settembre dell’anno successivo dai miliziani del Daesh, che diffusero anche un video raccapricciante. Inginocchiato accanto al boia, in tuta arancione e sguardo fisso in camera, il reporter fu costretto a chiedere conto al presidente Obama della sua imminente messa a morte: “Obama, la tua politica estera in Iraq doveva servire a proteggere gli americani. Perché allora io devo morire?”. Esattamente come l’altro reporter, James Foley, Steven Sotloff fu decapitato in diretta video dal boia dell’Isis, Jihadi John.

I legali della famiglia Sotloff chiedono anche i danni punitivi (istituto giuridico degli Usa) per un valore sino a tre volte quello del risarcimento. In ogni caso appare difficile, in caso di vittoria, che la famiglia riesca ad ottenere i soldi da un governo straniero come quello di Damasco.

Dopo Foley e Sotloff, altri cinque ostaggi, David Haines, Alan Henning (entrambi britannici), Peter Kassig (statunitense), Haruna Yukawa e Kenji Goto (giapponesi) sono stati decapitati dall’Isis in segno di odio nei confronti degli alleati degli Stati Uniti. Tutte le brutali esecuzioni dei fanatici dell’Isis sono state filmate e diffuse nella rete.