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Isis minaccia Italia anche per via aerea. Eni ritira dipendenti dalla Libia

TRIPOLI – L’Isis ci potrebbe attaccare per via aerea (almeno, questo è il timore dei servizi segreti). Intanto i dipendenti di Eni che lavorano in Libia stanno tornando in Italia. Fiorenza Sarzanini scrive sul Corriere della Sera scrive che la decisione della multinazionale di salvaguardare gli italiani è stata presa da circa un mese. Quindi da prima che la minaccia Isis diventasse incombente sull’Italia (almeno nelle dichiarazioni dei terroristi). Evidentemente, chi sul territorio ci lavora aveva fiutato il potenziale pericolo. Oddio, l’attentato all’Hotel Corinthia di Tripoli (in cui morirono diversi stranieri) era un bel campanello d’allarme, oltre che un termometro sulla crescente instabilità della zona. Ed è stato proprio quello, dice la Sarzanini, l’evento decisivo nella decisione di Eni. Perché oltre ai luoghi frequentati da stranieri, altri facili obiettivi dei terroristi sono impianti petroliferi ed energetici (epicentro degli interessi di chi investe in Libia):

L’Eni ha ritirato tutto il personale italiano dalla Libia per motivi di sicurezza e lo stesso hanno fatto le altre aziende che continuano a operare nello Stato africano, affidandosi però a dipendenti locali e addetti alla vigilanza stranieri. Tra i possibili obiettivi dei terroristi dell’Isisgli impianti petroliferi ed energetici sono inseriti in cima alla lista, dunque la scelta di alleggerire le presenze rientra in una strategia che mira a ridurre al minimo il rischio nella consapevolezza che riuscire a uccidere gli italiani, sia pur all’estero, sarebbe comunque una vittoria dei fondamentalisti. Soprattutto nel pieno di una campagna mediatica scatenata dai jihadisti che continua a salire di livello e punta a Roma come bersaglio costante.

Per quanto riguarda le minacce all’Italia, la Sarzanini scrive che i servizi segreti temono che l’attacco possa arrivare anche dal cielo, mentre finora si era sempre temuto che venisse dal mare:

Quale sia il clima lo si è ben compreso qualche giorno fa, quando il sistema di difesa aerea è entrato in stato di massima allerta per un avviso trasmesso dai servizi segreti. La segnalazione parlava di alcuni aerei pronti a decollare da Sirte per colpire il nostro Paese. Non c’è stato alcun riscontro, ma la tensione rimane altissima perché forte continua ad essere il rischio di un attentato compiuto da «lupi solitari» proprio come già accaduto a Parigi e poi a Copenaghen. È questa la vera preoccupazione dei responsabili della sicurezza e lo conferma il sottosegretario alla presidenza con delega ai Servizi, Marco Minniti, quando parla di «massima imprevedibilità della minaccia che per questo non ha precedenti e tiene insieme la capacità simmetrica e asimmetrica in quanto può fare sia campagne militari sia terroristiche», rilancia la necessità di «avere una raccolta dati capillare» e insiste sull’urgenza di introdurre a livello europeo il Pnr, il codice passeggeri che fornisce notizie su tutti i voli incrociando informazioni preziose sui «sospetti», perché «non va sospeso Schengen, ma è indispensabile il controllo di chi si sposta verso i teatri di guerra» e talvolta decide poi di tornare indietro.


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