Blitz quotidiano
powered by aruba

Isis, parla un kamikaze: “Mi hanno preso, ma colpiremo Roma”

ROMA – Mahmud Ibrahim è un ragazzo libico di 29 anni, camicia jeans, lineamenti delicati. E’ un kamikaze dell’Isis, fermato dalle forze libiche prima di farsi esplodere in Libia. E ha parlato, nella sede dei servizi segreti libici, con il giornalista del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi:

Abbiamo incontrato Mahmud Ibrahim dall’una di notte alle cinque di mattina due giorni fa nella sede centrale dei servizi segreti libici. Una stanza disadorna, poltrone in finta pelle, luce al neon, soffitti alti, tappeti consumati e polverosi. Lui è appena stato arrestato e si trova ancora sotto interrogatorio. Ma il capo dei servizi, Mustafa Nuah, pare soddisfatto nel mostrarlo a un giornalista italiano. «I nostri due Paesi hanno una lunga tradizione di vicinanza. Oggi abbiano un nemico comune: l’Isis. Sappiamo che dalla Libia le sue cellule controllano il traffico dei migranti e lo utilizzano anche per inviare i loro militanti verso le vostre coste. A noi preme una cooperazione più stretta. Se non collaboriamo, la nostra sconfitta sarà anche la vostra», dice senza mezze parole, contento di enfatizzare il proprio ruolo.

«Abbiamo in carcere o siamo sulle tracce di tanti terroristi e criminali che ai servizi segreti italiani interessano tantissimo. Gente che si muove senza troppi problemi tra Milano, Roma, Sabratha, Sirte e le oasi nel Fezzan».Ibrahim è uno di loro. «Avrei dovuto eliminare Serra, Sarraj e Kobler. Con i miei due fratelli, Al Hassan che ha 30 anni e Abu Bakr di 32, c’eravamo quasi riusciti, era tutto pronto. Abu Bakr era stato assunto nel servizio di sicurezza del governo Sarraj, nella base della marina militare di Abu Sittah. Io e Al Hassan siamo invece in contatto con i nostri compagni dello Stato Islamico a Sirte e Sabah, che ci hanno fornito l’esplosivo. Il piano era che Abu Bakr ci avrebbe lasciato entrare con un auto-bomba e due cinture esplosive durante un incontro tra Serra, Kobler e Sarraj previsto nelle prossime settimane. Non avrebbero avuto scampo», spiega. Come siete stati fermati? «Sono andato a scattare alcune foto sul posto, ci servivano per la logistica. Forse allora mi hanno individuato», risponde. A detta di Nuah, sarebbe stato proprio Serra a fare assumere Abu Bakr. «L’italiano si è occupato di organizzare la sicurezza di Sarraj», sostiene. Ibrahim racconta quasi come se la cosa non lo riguardasse affatto. «Così doveva avvenire. Lo faranno altri al posto mio», aggiunge.