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Isis, pillola anticoncezionale alle schiave: mai incinte…

ROMA – L’Isis usa la pillola anticoncezionale per le sue schiave. I miliziani comprano schiave, come fossero bestie, le rivendono, le stuprano, le picchiano, ma non ammettono che le donne restino incinte. Secondo il Corano infatti sono vietati i rapporti con donne in gravidanza. E’ quello che racconta Il Corriere della Sera:

Una ragazza yazida di 16 anni ha raccontato come, poco dopo essere stata comprata come schiava da un miliziano dell’Isis, il suo proprietario le abbia consegnato una scatola circolare contenente quattro serie di pillole.«Ogni giorno dovevo inghiottirne una di fronte a lui. Mi dava una scatola ogni mese. Quando sono stata rivenduta a un altro uomo, anche la scatola è rimasta con me». La ragazza è stata venduta sette volte. Il terzo uomo che l’ha comprata, per “sicurezza”, le ha fatto prendere anche la pillola del giorno dopo. Poi le ha fatto una puntura da 150 milligrammi di Depo-Provera, un contraccettivo iniettabile. Solo allora l’ha spinta sul letto e l’ha stuprata.

Lo Stato Islamico fa riferimento a norme come la schiavitù, definendola legittima in quanto praticata ai tempi del Profeta Maometto, ma usa anche strumenti moderni come i contraccettivi per far funzionare la tratta delle schiave. La religione e la scienza possono essere usate entrambe come punto di riferimento dai jihadisti, a seconda della convenienza. Lo racconta Rukmini Callimachi, vincitrice del Premio Cutuli 2015, in un nuovo articolo da Dohuk nel Kurdistan iracheno, pubblicato dal New York Times. Alla base, c’è la testimonianza di 37 donne yazide: si tratta di alcune delle migliaia di vittime, rapite nelle loro case sulla montagna di Sinjar nell’agosto 2014, ma loro sono tra le centinaia che sono riuscite a fuggire. L’uso sistematico dei contraccettivi da parte degli uomini del Califfo spiega, inoltre, perché il tasso di gravidanze registrato dai medici sia solo del 5%, inferiore a quello osservato nella ex Jugoslavia e in altri conflitti. Molte donne raccontano di essere state costrette ad assumere contraccettivi per via orale oppure attraverso iniezioni.

Una di loro è stata costretta all’aborto, in modo da poter essere subito disponibile per altri miliziani. Ogni volta – con poche eccezioni – prima di essere vendute a un nuovo miliziano, raccontano di essere state portate in ospedale per un test delle urine, al fine di accertare che non fossero incinte. I governatori dell’Isis mandano le ragazze a fare i controlli accompagnate dai propri “assistenti”, mentre in altri casi è la madre del combattente oppure la madre della stessa ragazza – anche lei prigioniera – a doverla portare in ospedale prima dell’ennesimo stupro.


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