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Isis, Valls: “Ci saranno grandi attentati peggio di Parigi”

Isis, Valls: "Ci saranno grandi attentati peggio di Parigi". Il premier francese lo dice durante conferenza sulla Siria in corso a Monaco.

MONACO – “Siamo in una guerra perché il terrorismo ci combatte”. A dirlo è il premier francese Manuel Valls a Monaco, durante la sessione di lavori della conferenza di Sicurezza sulla Siria. “Ci saranno altri attacchi e grandi attentati, questo è certo. La minaccia non diventerà minore, anche se noi lo vorremmo”, ha aggiunto. La minaccia è “mondiale”. “La battaglia al terrore durerà a lungo, forse un’intera generazione”, ha detto ancora Manuel Valls.

Il primo ministro francese ha affermato che bisogna trovare strategie contro la radicalizzazione: “Esiste questa fascinazione ideologica, ci sono migliaia di estremisti in Francia, anche tante donne”. Ci sono, secondo il premier 53enne che da marzo 2014 guida il governo francese, “segnali di attivismo in Rete sui siti legati ai gruppi terroristi”, per poi aggiungere: “L’intelligence sta seguendo con attenzione nuove minacce e rivendicazioni che stanno affiorando anche su Internet”. “Siamo entrati nell’epoca dell’iper-terrorismo – concude Valls – Sarà peggio che a Parigi”.

L’annuncio del premier francese arriva durante la conferenza di Sicurezza della Siria in cui è stata decisa una tregua. La Francia è impegnata a combattere l’Isis in Siria e Valls ha attaccato la Russia, accusata di compiere bombardamenti sulla popolazione civile. Rivolgendosi al premier Medvedev presente alla stessa sessione , Valls ha detto: “Per ottenere la pace in Siria la Russia deve cessare i bombardamenti della Russia alla popolazione”. L’accordo dell’International Syria Support Group “è un primo passo, ma ora devono seguire fatti e deve essere realizzato”.

Medvedev, dal canto suo ha risposto che “non c’è alcuna prova del fatto che vi siano bombardamenti contro i civili, anche se siamo continuamente accusati di colpire obiettivi diversi dal terrorismo”. Rispondendo al premier francese, il primo ministro russo ha anche denunciato la “mancanza di scambio di informazioni” tra le varie nazioni impegnate nella guerra in Siria. 

AL ASSAD: CONTINUEREMO A COMBATTERE FINO ALLA VITTORIA – Dopo l’annuncio di Russia e Stati Uniti sull’accordo raggiunto in nottata per un cessate il fuoco in Siria – da rispettare entro una settimana – il presidente siriano Bashar al Assad afferma che continuerà a combattere “fino alla vittoria”.

Dopo una maratona di incontri a Monaco di Baviera, a tarda notte Mosca e Washington avevano assicurato di aver trovato un compromesso sulla data dell’atteso cessate il fuoco. La Russia, impegnata in prima linea a sostenere l’avanzata governativa e iraniana, chiedeva una tregua per il 1mo marzo. Gli Stati Uniti, che sono alleati di Arabia Saudita e Turchia, sponsor a vari livelli di insorti anti-regime, invocavano invece un interruzione delle ostilità immediato. L’accordo è stato trovato per un cessate il fuoco a partire dal 19 febbraio prossimo.

In vista dell’eventuale apertura della tregua umanitaria, il governo italiano ha annunciato di aver stanziato tre milioni di euro a favore della Siria, in particolare nella zona di Aleppo più segnata dall’inasprimento del conflitto negli ultimi giorni. Il raìs siriano Assad ha commentato in serata l’accordo tra Russia e Usa, affermando che il suo governo intende “riconquistare tutto il Paese… anche se per fare ciò ci vorrà molto tempo“. Non ha escluso l’opzione diplomatica, ma ha affermato che la guerra continua: “Se negoziamo non significa che fermiamo la lotta al terrorismo”, ha detto, usando il termine “terroristi” con cui il regime e i suoi alleati russo e iraniano definiscono chiunque da decenni si oppone al potere degli Assad in piedi da mezzo secolo.

Dal canto suo Riad Hijab, portavoce delle opposizioni in esilio sostenute dall’Arabia Saudita e riconosciute come “legittime” da Stati Uniti e da altri Paesi tra cui l’Italia, aveva bocciato la proposta di cessate il fuoco, affermando che ogni tregua è condizionata alla rimozione di Assad e alla cacciata dei Pasdaran iraniani. Il suo numero due, George Sabra, ha usato toni meno perentori affermando che “la decisione finale sul cessate il fuoco spetta ai miliziani che combattono sul terreno“.

Da Monaco il ministro degli esteri saudita, Adel Jubeir, ha però rincarato la dose, affermando che Riad ha l’obiettivo prioritario di rimuovere il presidente siriano e che la lotta contro l’Isis passa proprio per la cacciata di Assad dalla presidenza. Nei giorni scorsi, Riad aveva annunciato l’intenzione di inviare un contingente di truppe di terra in Siria “contro l’Isis”.

E il segretario alla difesa Usa Ash Carter ha affermato che sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti invieranno “truppe speciali” nel nord della Siria per combattere l’Isis nella regione di Raqqa. Mentre il capo della Cia John Brennan ha confermato che l’Isis è in grado di produrre piccole quantità di iprite e cloro, poi utilizzate sul campo di battaglia.

Anche la Russia è intervenuta direttamente in Siria dal 30 settembre, affermando di voler combattere l’Isis e gli altri gruppi “terroristi”. Proprio la recente escalation militare di Mosca nella regione settentrionale di Aleppo contro insorti ostili all’Isis ha causato una nuova crisi umanitaria con circa 50mila civili siriani ammassati alla frontiera turca, che rimane chiusa. A tal proposito, Assad ha affermato che l’offensiva governativa-russo-iraniana mira a interrompere il collegamento tra il confine turco con Aleppo, dove rimangono “terroristi”. E i volantini lanciati dal cielo su Aleppo dagli aerei di Damasco annunciano alla popolazione l’intenzione delle forze governative “di proseguire la battaglia fino all’uccisione dell’ultimo terrorista”.