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Israele, come i beduini scoprono mine e bombe nel deserto

TEL AVIV – A prima vista questo tratto di terreno roccioso accanto a un percorso in Golan controllato da Israele non sembra essere una minaccia. Per un occhio esperto, tuttavia, è potenzialmente letale. Un Ordigno esplosivo improvvisato (IEd) è stato piazzato all’interno di una roccia cava, una tattica comunemente usata dal gruppo terroristico Hezbollah.

Per l’unità d’élite di trackers dell’esercito israeliano di base al confine tra Siria e Libano, la capacità di identificare tali minacce può significare la vita o la morte. O, come afferma il Maggiore Guy Gadir, 41, comandante dell’unità “fare la differenza tra una buona o una cattiva giornata”.

Il MailOnline ha raggiunto il Maggiore Gadir e due dei suoi uomini di pattuglia in una località segreta vicino al teso confine con il Libano meridionale, roccaforte di Hezbollah: ha rivelato alcuni segreti utilizzati dalla sua unità per rintracciare i terroristi che cercano di uccidere i civili o catturare soldati sul confine.

Gadir è uno dei 300.000 circa Beduini arabi che vivono in Israele, musulmani sunniti. Molti Beduini sono profondamente patriottici e si offrono volontariamente per combattere per lo Stato ebraico.

Grazie al loro patrimonio di nomadi del deserto, hanno sviluppato notevoli qualità di tracciamento che hanno messo in atto nelle unità speciali all’interno dell’esercito israeliano.

Il Maggiore Gadir mostra come rilevare gli IED.

“Una tattica dei terroristi di Hezbollah è quella di nascondere le loro bombe nelle finte rocce. Quale Beduino, tutti i sensi sono molto sensibili al proprio ambiente. Gli occhi, le orecchie, il tatto e persino il naso possono avvisare la persona del pericolo in zona”.

In un primo momento si guarda se nella zona c’è qualcosa che non va bene.

“Se una particolare roccia ha un colore o una forma diversa, o un foro o una protusione che sembra artificiale, ci si insospettisce immediatamente. E’ questione di conoscere al meglio il tipo di zone presenti nella zona, avere attenzione e perspicacia per notare quando qualcosa non è giusta”.

I soldati devono anche essere ben consapevoli del pericolo dei fili che fanno scattare gli esplosivi che possono essere invisibili se allungati in basso attraverso un percorso.

Nel corso della dimostrazione, la varietà di rocce finte è evidente. Alcune sono grigio scuro, altre marrone chiaro o bianche. Questo, afferma Gadir, è intenzionale.

“I terroristi cambiano spesso il travestimento delle loro bombe. Non appena iniziamo a capire le loro tecniche, si evolvono. Ecco perché sono necessarie antiche abilità di tracciamento dei Beduini. Non è come un libro di testo che chiunque può seguire”.

Queste abilità uniche sono state tramandate attraverso le generazioni e ora vengono utilizzate dall’IDF. Ciò è stato illustrato lo scorso anno, quando un veterano Beduino ha incontrato il Ministro dell’Istruzione israeliano Naftali Bennett.

I due ex commilitoni hanno ricordato i momenti condivisi nel campo militare, tra cui un incidente nel 1993 in cui il tracker salvò la vita di Bennett in Libano. Erano in una pattuglia a piedi, ha spiegato Bennett, “quando improvvisamente Fawas mi ha gridato di smettere. Mi sono fermato immediatamente. Ha detto di non muovermi e ha iniziato a eliminare le pietre. Tirò fuori una mina antiuomo”.

“Per essere buoni trackers, è indispensabile essere cresciuti nella natura”, dice Gadir.

“Non può esserlo un abitante di città. E’ necessario conoscere ogni dettaglio della zona in cui si sta lavorando, i Beduini hanno il tipo di conoscenza trasmesso per generazioni. L’esercito israeliano è famoso per le armi avanzate e hi-tech, per il monitoraggio degli infiltrati si basa su tradizioni secolari. Ogni uomo del mio paese si è offerto di servire l’esercito. Riteniamo Israele la nostra casa e mi trovo bene con gli amici ebrei e i vicini di casa. Siamo orgogliosi di lottare per il Paese. Il terreno a Nord di Israele è costituito da aree di terra e sabbia, così come le rocce, e questo offre un’altra serie di indizi per i trackers beduini. Oltre alle impronte, si possono individuare tracce lasciate dal nemico quando è inginocchiato, ha coperto le sue tracce o camminato all’indietro per nasconderle”.

Gli infiltrati Hezbollah sono spesso impegnati in atti di terrorismo ma possono esserlo anche nel traffico della droga. Racconta ancora Gadir:

“I trackers beduini sono in prima linea di difesa. Siamo in grado di fermare un problema ancor prima che inizi. Il lavoro di un Beduino è ancor più difficile, aggiunge, quando la preda prende misure per disperdere le tracce. Hezbollah, Hamas e altri gruppi terroristici sono ben consapevoli delle competenze dei trackers beduini e quando si verifica un’infiltrazione, si arriva al gioco del gatto e topo. Spesso un terrorista cerca di camminare sulle pietre o superfici dure così da non lasciare alcun segno”, spiega Gadir. “Possiamo comunque prenderlo guardando i sottili segni circolari alla loro base. Suggeriscono che di recente hanno sopportato un peso. Un ciuffo d’erba piegato su un vecchio pezzo di metallo può rivelare a un occhio allenato che un nemico è passato da lì. Se un filo d’erba viene catturato sotto il suo stivale, lascerà un segno sulla superficie dura e per noi è un indizio”, afferma. “I terroristi sanno che siamo qui e utilizzano tutti i metodi per depistarci. Ma, a meno che un uomo sia in grado di volare lascerà sempre una specie di percorso, tracce che possono essere raccolte da persone come noi”.

Quando un nemico è avvistato in movimento attraverso alberi e arbusti, il Beduino osserva, ascolta, odora il fogliame. Un buon tracker può dire quanti nemici erano lì, se portavano armi e rifornimenti e quando sono passati.

“Esaminando attentamente le foglie cadute, si può vedere se sono di data recente”, dice Gadir. “Più ramoscelli e foglie sono freschi, più calda è la pista”.

I Beduini sono in grado di utilizzare l‘olfatto per individuare un percorso in cui apparentemente non ci sono danni visibili. “Il profumo di linfa fresca ci può dire se qualcuno ha smosso le foglie di recente, il che significa che siamo sulla strada giusta”, spiega Gadir.

L’alleanza tra Israele e i Beduini è iniziata nei primi anni del ventesimo secolo: ebrei e Beduini hanno unito le forze per proteggere la comunità ebraica dai vicini arabi durante il mandato britannico.

Nel 1948, i beduini giurarono fedeltà al nuovo Stato ebraico e ottenuto la piena cittadinanza. Oggi rappresentano circa il 2,5 per cento della popolazione di Israele. Anche se sono esenti dal servizio di leva, il dieci per cento circa dei beduini continua l’attività di volontariato per l’esercito israeliano.

Spesso vanno a far parte delle unità di monitoraggio, attingendo al loro patrimonio culturale del deserto, per catturare i terroristi che cercano di infiltrarsi nel Paese, lungo i confini di Israele.

Un totale di 363 beduini sono morti difendendo Israele e circa 1.700 soldati sono attualmente arruolati.
Gli arabi che servono l’esercito israeliano sono generalmente visti come traditori dei palestinesi. L’anno scorso, Mira Azar, una cantante palestinese su questo ha scritto il brano “Tell me, are you satisfied with yourself?”, ossia “Dimmi, sei soddisfatto di te stesso?”.  Nel video Azar canta nel mezzo di un villaggio in rovina, con un repertorio di violenze israelo-palestinesi.

Mohammed Ka’abiya, veterano beduino che ha servito Israele nella Divisione Elicotteri, ha detto che parla per la maggior parte dei Beduini quando respinge la critica del cantante.

“Gli Arabi sono vittime delle organizzazioni terroristiche. Alcune persone ci chiamano traditori ma Israele è una democrazia in cui tutte le culture e i colori hanno gli stessi diritti. Chi si rifiuta di servire è il vero traditore”.


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