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Italia prepara intervento anti-Isis in Libia

Prende forma la coalizione internazionale. Ma prima serve un governo.

ROMA – Dopo Iraq e Siria, ormai la Libia appare come il prossimo fronte della lotta all’Isis parte degli Stati Uniti e degli altri Paesi dello “Small Group“. Tuttavia l’intervento militare continua ad essere rinviato a causa del mancato insediamento di un governo di unità nazionale libico, a cui spetta chiedere formalmente il sostegno della Comunità internazionale. In un incontro svoltosi a Roma, i ministri degli Esteri di Italia, Stati uniti e Qatar, e l’inviato Onu per la Libia, Martin Kobler, hanno fissato al prossimo 8 febbraio il “voto finale” su un esecutivo di unità nazionale.

Auspicando un accordo politico, la strategia messa a punto dalla Francia prevede la creazione di linee di difesa regionali per contenere l’avanzata dei jihadisti: forte sostegno alla Tunisia, appoggio all’Egitto, dispiegamento dell’operazione militare “Barkhane” (in atto dall’agosto 2014 contro gruppi terroristici in Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad, ndr), e cooperazione con Niger e Ciad per evitare che i jihadisti si riversino nel Sahel. Diversi, però, i punti interrogativi: l’Algeria rimane cauta, l’Egitto è concentrato sulla minaccia jihadista nel Sinai, e soprattutto bisognerebbe rivedere la linea di difesa navale, oggi sotto la bandiera europea. Secondo il quotidiano francese, servirebbero una decine di navi per controllare le coste libiche.

Dai piani militari trapelati nelle ultime settimane emerge che la Comunità internazionale, riporta La Stampa,

starebbe valutando una campagna di raid aerei a sostegno delle forze libiche sul modello di quanto fatto in Iraq, con il dispiegamento di un numero limitato di agenti delle forze speciali. Negli ultimi mesi Stati Uniti e Regno Unito hanno inviato personale per valutare la situazione sul terreno e prendere contatti con le forze locali.

Ma solo quando il nuovo governo libico sarà operativo. A quel punto partirebbero le procedure per un intervento anti-Isis ma guidato, secondo il modello Iraq, dagli stessi libici e al quale si aggregherebbero unità speciali internazionali, con la partecipazione di Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna, Olanda, Francia e, possibilmente, anche di alcuni Paesi arabi.

Ed esattamente dentro queste unità speciali troverebbero spazio le eccellenze militari italiane: Tornado e reparti speciali di piccole dimensioni ma di forte impatto operativo. Certo, sarebbe un impegno gravoso per l’Italia e in particolare per Matteo Renzi che, pur conoscendo i vincoli politici e militari con gli Stati Uniti, negli ultimi mesi ha tenuto il punto, in questo coerente con la linea non-interventista e fondamentalmente pacifista che ha connotato la politica estera italiana nel dopoguerra. Oltretutto l’accordo è più ampio e prevede interventi mirati di varia natura ed è esattamente a questo «pacchetto» che si riferiva alcuni giorni fa il «New York Times», quando raccontava sia pure in termini generali di «un nuovo fronte» in Libia, aperto dagli americani, affiancati da inglesi, francesi e italiani.


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